Come il super-tifone “Haiyan”, passato alla storia per i suoi violentissimi venti medi sostenuti fino a 195 miglia/orarie, circa 314 km/h, anche “Vongfong”, in queste ore sta dimostrando come gran parte dei tifoni che si sviluppano nel tratto di oceano Pacifico a nord degli atolli della Micronesia e di Papua Nuova Guinea, possono trasformarsi in autentici mostri, capaci di apportare gravi devastazioni nelle aree costiere limitrofe al “landfall”. La grande analogia che lega il super-tifone “Vongfong”, attualmente in azione sopra il Pacifico occidentale nel tratto a nord-ovest dell’arcipelago delle Marianne, a “Haiyan”, è quella di possedere una struttura vorticosa enorme, estesa per oltre 800 km, che è in grado di invertire la naturale circolazione dei venti, nei medi e bassi strati, fra Taiwan, isole Daito e Filippine, dove soffiano sostenuti venti da N-NE e NE, legati alla parte più periferica del bordo occidentale dell’impressionante tempesta. Con questa immensa struttura vorticosa, capace di sprigionare una forza centrifuga formidabile, “Vongfong” è stato in grado di risucchiare, dal suo esteso bordo meridionale, masse d’aria molto umide e calde anche dal settore più orientale del mar Cinese Meridionale e dai mari antistanti le Filippine. Il tutto attraverso il richiamo di una tesa ventilazione da SO che ha sospinto, verso il nucleo centrale del super-tifone, aria umidissima e calda, sub-equatoriale marittima, proveniente dalla calda superficie del mar di Sulu e del mar di Celebes.
Questo notevole apporto di aria calda e molto umida, dalle latitudini sub-equatoriali, all’interno del sistema ciclonico molto vasto, tramite l’attivazione di una sostenuta ventilazione da SO, fra il mar di Celebes, l’isola di Mindanao e il mar delle Filippine occidentale (anch’esso molto caldo in superficie), ha contribuito a rafforzare la già profondissima attività convettiva su tutti i lati della tempesta, comportando un notevole approfondimento del processo di “autoalimentazione” che nel giro di poche ore ha sensibilmente potenziato “Vongfong”. Trasformandolo in un pericoloso super-tifone di 5^ categoria sulla scala Saffir-Simpson, con venti medi sostenuti davvero molto violenti, che hanno raggiunto la fatidica soglia dei 250-260 km/h, ma con raffiche estreme che lambiscono i 320-330 km/h nell’area attorno l’occhio centrale. L’esplosione dilagante della convenzione ha liberato un gran quantità di energia termica, sotto forma di calore latente, favorendo un notevolissimo approfondimento del minimo barico centrale, sceso al di sotto dei 900 hpa, secondo le stime Joint Typhoon Warning Center ( JTWC ), basate attraverso l’analisi delle immagini satellitari. I violentissimi venti prodotti dal rapido inspessimento del “gradiente barico orizzontale”, all’interno del nucleo centrale del super-tifone, spirando a grandissima velocità attorno il profondissimo minimo barico da capogiro, sotto i 900 hpa, pur essendo limitati ad un’area abbastanza ristretta, attorno il nucleo centrale del super-tifone, stanno contribuendo a sollevare un moto ondoso impressionante, molto confuso, con onde da più direzioni tipiche dentro i cicloni tropicali dato l’andamento molto turbolento dei venti ciclonici.
All’interno dell’area perturbata, lì dove si celano le tempeste di vento più violente, si stima lo sviluppo di grandi onde di “mare vivo”, capaci di raggiungere anche i 10-12 metri di altezza, ma con “Run-Up” localmente superiori nella zona prossima all’occhio centrale, anche oltre i 14 metri. Come tutte le depressioni tropicali e le tropical storm che si formano nel vasto tratto di oceano fra Papua Nuova Guinea e gli atolli della Micronesia, anche “Vongfong” fin dall’inizio, dopo aver attraversato le Marianne settentrionali, ha cominciato a seguire una traiettoria molto pericolosa, spingendolo sopra una vasta piscina di acque calde, con valori prossimi ai +30°C, che si estendono a grande profondità, in un’area con basso “Wind Shear” e ambiente molto umido fino alla media troposfera (aria impregnata di umidità fino a 500 hpa), come dimostrato dalle immagini del vapore acqueo. La tempesta, transitando sopra questo vasto tratto di acque caldissime a nord della Micronesia, contraddistinto da una elevata evaporazione, ha risucchiato un’ingentissima quantità di calore latente che si inserita nella circolazione depressionaria tropicale, facendo esplodere la già profonda attività convettiva su tutti i lati della tempesta.
Questo ha comportando un notevole approfondimento del processo di “autoalimentazione” che ha rafforzato il super-tifone dalla 4^ alla 5^ categoria Saffir-Simpson, in poche ore. Muovendosi su un’area con bassi indici di “Wind Shear”, ed in un ambiente umidissimo nei bassi strati, a latitudini basse, il tifone ha potuto acquisire tranquillamente una enorme quantità di energia che lo ha trasformato nel mostro che ora minaccia da vicino l’arcipelago giapponese delle Ryùkyù. Percorrendo questo tipo di traiettoria “Vongfong”, proprio come “Haiyan” un anno fa, è così diventato uno dei tifoni più potenti della recente storia climatica.


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