Ebola: ecco le 4 semplici misure che fermeranno l’epidemia

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ebola05Funerali non pubblici, quarantena per i sospetti contagi, isolamento dei casi e una migliore protezione per gli operatori sanitari: sono queste le 4 misure chiave che devono essere messe in atto contemporaneamente per fermare l’epidemia di Ebola in Liberia. A spiegarlo e’ uno studio coordinato da Alison Galvani della Yale School of Public Health, pubblicato sulla rivista Science, che ha riscontrato proprio nei funerali uno degli eventi di massima diffusione del virus all’inizio dell’epidemia. Continuando solo con gli interventi messi in campo finora, dal 19 settembre, in Liberia, dicono i ricercatori, il virus continuera’ a espandersi al ritmo di 224 nuovi casi al giorno entro il 1 dicembre, e 348 nuovi casi giornalieri entro il 30 dicembre. Tuttavia, con una vasta implementazione, fatta con la massima urgenza, delle 4 misure raccomandate dall’Organizzazione mondiale della sanita’, si dovrebbe arrivare a poter controllare l’epidemia in Liberia dalla meta’ di marzo. Data la mancanza di terapie e vaccini, e’ importante applicare subito queste misure di tipo ‘non farmaceutico’, la cui efficacia e’ stata valutata dai ricercatori con un modello matematico sulla trasmissione di ebola, da cui si e’ visto che un singolo intervento da solo non e’ sufficiente. Se nei prossimi mesi si vuole fermare l’epidemia, bisogna applicare tutte e 4 le misure insieme. ”Le pratiche e la preparazione del corpo per il funerale, come lavare, toccare e baciare il cadavere, comuni nell’Africa occidentale – spiega Jan Medlock, esperto di epidemiologia matematica – hanno fatto diffondere questa malattia all’inizio dell’epidemia. E’ dunque essenziale fermare la trasmissione del virus attraverso i funerali, isolare i casi di malattia e proteggere meglio gli operatori sanitari”. Al posto della tradizionale preparazione per la sepoltura, gli studiosi suggeriscono un approccio piu’ igienico, con la disinfezione del cadavere prima e dopo che venga posto in un sacco di plastica. I cadaveri delle vittime mantengono infatti un’alta carica virale nel loro sangue e fluidi.