Ebola: scoperti geni resistenti al virus, si apre la strada ai vaccini

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METODO STAMIN OK4 - CopiaScoperti i geni che resistono all’Ebola. Sono stati individuati nei topi e il risultato, pubblicato su Science, apre la strada allo sviluppo di vaccini e trattamenti contro la malattia. La scoperta si deve al gruppo coordinato da Angela Rasmussen e Michael Katze dell’universita’ di Washington. Secondo i ricercatori e’ il gene Tek, che attiva i fattori di coagulazione, che influenza la sensibilita’ al virus. Non tutte le persone che contraggono l’Ebola sviluppano i gravi sintomi che portano alla morte: ritardo nella coagulazione del sangue, febbre emorragica, insufficienza agli organi e shock; alcune persone resistono completamente alla malattia, altre soffrono di una forma moderata. Finora e’ stato difficile comprendere il motivo di questa differente risposta alla malattia perche’ non era stato possibile studiare l’Ebola nei topi dal momento che in questi animali il virus non causa tutti i sintomi che provoca nell’uomo. Questo ostacolo e’ stato superato usando un gruppo geneticamente eterogeneo di topi di laboratorio. Dopo aver contratto il virus, nei primi giorni dell’infezione tutti i topi hanno perso peso. Il 19 per cento di essi ha anche pienamente riacquistato il peso perso nel giro di due settimane ed e’ sopravvissuto. L’11 per cento degli animali e’ stato parzialmente resistente e meno della meta’ e’ morto. Il 70 per cento dei topi ha avuto mortalita’ superiore al 50 per cento. Di questi il 19 per cento ha avuto l’infiammazione del fegato senza i sintomi classici dell’ Ebola, e il 34 per cento ha avuto ritardi nella coagulazione del sangue e febbre emorragica. ”La frequenza delle diverse manifestazioni della malattia in questi topi – rileva Rasmussen – e’ simile alla varieta’ osservata nell’epidemia in Africa occidentale”. La differenze risposta dei topi alla malattia secondo lo studio e’ dovuta al gene Tek, che attiva i fattori di coagulazione, che probabilmente influenza la sensibilita’ al virus. ”Ci auguriamo – sottolinea Katze – che sia possibile applicare rapidamente questi risultati per lo sviluppo di terapie e vaccini contro l’Ebola”.