Studiato per secoli, fino a scomodare filosofi come Immanuel Kant, il rapporto fra mente e’ cervello e’ diventato un tema da affrontare in laboratorio solo da qualche decennio. E solo ora per la prima volta si e’ scoperta la relazione fra una particolare architettura del cervello e la mente, in particolare con la consapevolezza di occupare un luogo preciso nello spazio. Un risultato da Nobel, grazie alle ricerche dell’anglo-americano John O’Keefe e dei norvegesi May-Britt e Edvard Moser. ”E’ la prima volta che viene fatta una correlazione cosi’ chiara tra la mente e il cervello”, osserva il neurofisiologo Piergiorgio Strata. ”I ricercatori – prosegue – hanno scoperto dove e’ localizzata la mappa spaziale che ci fa riconoscere la strada di casa, come una sorta di un Gps all’interno della rete fatta da circa 170.000 chilometri di fibre nervose e un milione e mezzo di sinapsi”. E’ un’architettura che si plasma nei primi anni di vita e che continua progressivamente ad arricchirsi. E’ anche un esempio di come uno degli obiettivi di frontiera delle neuroscienze sia ”trovare i meccanismi fisiologici che creano la coscienza e la percezione”.
In altre parole la nuova scommessa e’ riuscire a scoprire nell’architettura delle cellule nervose i meccanismi che determinano la coscienza. E’ ”una ricerca di base – prosegue Strata – e non ci sono applicazioni possibili domani, ma in futuro le scoperte lungo questa direzione potrebbero portare a macchine di nuova generazione”. E’ un risultato ”potenzialmente interessante” anche per il presidente dell’Istituto Italiano di Tecnologia (Iit), Roberto Cingolani. ”Al momento non e’ possibile avere la piu’ pallida idea sulle applicazioni”, osserva, ma ”e’ evidente che in alcuni casi il settore delle neuroscienze ha caratteristiche interessanti per noi che ci occupiamo di tecnologie umanoidi”. Per Silvestro Micera, dell’Istituto di BioRobotica della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa e del Politecnico di Losanna, in un futuro ancora lontano la scoperta potrebbe aprire la strada a robot piu’ autonomi, capaci di muoversi da soli in una citta’ dopo averne memorizzato la mappa. ”E’ una ricerca di base nel campo delle neuroscienze, ma le implicazioni relative ai sistemi artificiali sono interessanti”, osserva. Per Micera in un futuro ancora lontano, ma ”sicuramente”, sarebbe possibile imitare l’architettura del cervello per progettare robot umanoidi con una capacita’ di localizzarsi nello spazio simile all’uomo. Potremmo replicare, prosegue, lo schema di funzionamento del sistema nervoso centrale umano per creare macchine dotate come l’uomo di una memoria spaziale.
Potrebbe aprire la strada a futuri robot piu’ autonomi, capaci di muoversi da soli in una citta’ dopo averne memorizzato la mappa, la scoperta del ‘Gps del cervello’ dei premi Nobelper la medicina John O’Keefe, May-Britt ed Edvard Moser. ”E’ una ricerca di base nel campo delle neuroscienze ma le implicazioni relative ai sistemi artificiali sono interessanti” ha osservato Silvestro Micera, che insegna neuroingegneria presso l’Istituto di BioRobotica della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa e presso il Politecnico di Losanna. Riguarda un futuro ancora lontano ma ”sicuramente”, ha aggiunto, sarebbe possibile imitare l’architettura del cervello per progettare robot umanoidi con una capacita’ di localizzarsi nello spazio simile all’uomo. I robot attuali hanno una capacita’ ridotta di muoversi in modo autonomo nell’ambiente. Potremmo replicare, ha detto l’esperto, lo schema di funzionamento del sistema nervoso centrale umano per creare macchine dotate come l’uomo di una memoria spaziale. “In base a cio’ – rileva Micera -, potremmo immaginare robot umanoidi, per esempio, che camminano in una citta’, ne memorizzano la mappa e il giorno dopo sono in grado di andare a fare una commissione, come comprarci un giornale, perche’ sanno ritrovare da soli un’edicola”.


Vuoi ricevere le notifiche sulle nostre notizie più importanti?