Campi magnetici intrecciati, ‘bombe’ di gas, getti freddi e particelle accelerate che riscaldano archi di gas: e’ il lato ‘nascosto’ del Sole, la regione piu’ interna dell’atmosfera della nostra stella, osservato per la prima volta dal telescopio spaziale della Nasa Iris (Interface Region Imaging Spectrograph). Le osservazioni sono alla base di cinque studi pubblicati su Science uno dei quali coordinato dall’italiana Paola Testa, che lavora negli Stati Uniti, all’Harvard-Smithsonian Center for Astrophysics in Cambridge. I risultati, rilevano gli esperti, chiariscono meglio come il Sole genera la sua atmosfera e il vento solare.
Uno degli obiettivi dei fisici e’ infatti comprendere come il Sole produce venti di particelle 50 volte piu’ veloci dei piu’ potenti uragani sulla Terra e come genera le eruzioni di particelle o brillamenti che rilasciano decine di milioni di volte l’energia di una bomba atomica. Queste particelle quando arrivano sulla Terra, possono generare tempeste geomagnetiche in grado di disturbare le comunicazioni o mandare in tilt le centrali elettriche. La corona solare (la tenue parte esterna dell’atmosfera solare), spiega Testa all’ANSA, ”e’ riscaldata a temperature molto alte, tipicamente 1-3 milioni di gradi. Decenni di ricerca nel campo hanno indicato che il meccanismo di riscaldamento e’ legato al campo magnetico ma i dettagli di tali processi non sono capiti a fondo”. Per comprendere meglio il meccanismo i ricercatori hanno osservato gli strati meno caldi compresi tra superficie del Sole (fotosfera) e corona, cioe’ la regione di transizione, a circa 100.000 gradi. Osservando la regione, uno dei principali risultati ottenuti, rileva Testa, e’ l’aver scoperto ”l’evidenza di processi di riscaldamento della corona dovuti a ‘nanobrillamenti’, che hanno energie circa un miliardo di volte piu’ piccole di quelle rilasciate nei brillamenti piu’ grandi”. L’altro risultato importante, sottolinea, e’ l’aver trovato evidenza di particelle ad alta energia nella corona solare al di fuori dei brillamenti intensi. Queste particelle, aggiunge ”sono osservate in tutto l’universo e il lavoro dimostra che il Sole ci offre un laboratorio privilegiato per studiare processi fisici che hanno implicazioni piu’ vaste”.


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