Nelle scorse ore s’è tenuta in Sicilia l’esercitazione “Neamwave 14” sul rischio maremoto, organizzat dal Dipartimento Nazionale di Protezione Civile. L’attivita’ rientra nel programma NEAMTWS (North-Eastern Atlantic, Mediterranean and connected seas TsunamiWarning System) gestito dall’Unesco, per il coordinamento dei sistemi di allerta e interventi di emergenza previsti dai Paesi che aderiscono al programma. Sono stati simulati gli effetti di un’onda anomala che investe la costa orientale della Sicilia, in particolare le province di Messina, Catania e Siracusa, in seguito a un terremoto di magnitudo 8.3 registrato in Grecia.
La simulazione, realizzata “per posti di comando“, ha avuto lo scopo di testare il sistema di allerta, la capacita’ di attivazione delle procedure di emergenza, l’efficacia del flusso informativo e dei processi d’intervento, la misurazione dei tempi di risposta delle strutture del territorio dal momento dell’allarme.
L’Italia partecipa fino a domani all’esercitazione internazionale NEAMWave14, con l’obiettivo di testare il sistema di allertamento per il rischio maremoto che è attualmente in via di costruzione nell’Atlantico Nord-orientale, nel Mar Mediterraneo e nei mari collegati. In particolare, l’esercitazione è articolata in tre fasi che prevedono l’allertamento internazionale, nazionale e l’attivazione del Meccanismo Unionale di protezione civile con la simulazione delle misure di assistenza internazionale.
Le attività esercitative si svolgono nell’ambito di NEAMTWS-North Eastern Atlantic and Mediterranean Tsunami Warning System, il programma avviato dopo il tragico tsunami che si è verificato il 26 dicembre 2004 nell’Oceano Indiano, a seguito del quale la Commissione Oceanografica Intergovernativa dell’Unesco (IOC-Unesco) ha ricevuto il mandato di coordinare l’implementazione e la costruzione dei sistemi di allertamento da maremoto nei maggiori bacini oceanici.
Tra gli scenari previsti nell’ambito dell’esercitazione internazionale, le coste italiane sono coinvolte nella simulazione di due eventi di maremoto generati da eventi sismici: il primo s’è svolto ieri mattina e ha interessato prevalentemente le coste del Mar Ligure, il secondo, quello di oggi, riguardava appunto le coste della Sicilia orientale, della Puglia e della Calabria ionica. Per il nostro Paese, questa esercitazione internazionale rappresenta l’occasione per sperimentare, attraverso un’esercitazione nazionale per posti di comando, la diffusione dell’allertamento dal livello nazionale a quello regionale.
Tra gli obiettivi principali della simulazione, verificare la capacità del Cat, il Centro italiano di Allertamento Tsunami in via di realizzazione presso l’Ingv, di ricevere i messaggi di allerta provenienti dai vari centri regionali di sorveglianza del Mediterraneo e di disseminarli nell’ambito del sistema di allerta nazionale. Al Dipartimento, che è impegnato insieme all’Ingv e all’Ispra nella costruzione del Sistema di Allertamento Maremoto, è invece affidato il compito di testare la propria capacità di diffondere alle Regioni e alle Strutture operative nazionali nel più breve tempo possibile l’allerta ricevuta dal Cat.
Durante l’esercitazione la Regione Siciliana ha sperimentato anche la diffusione delle informazioni fino al livello provinciale, con il coinvolgimento delle Prefetture di Messina, Catania e Siracusa, mentre le Regioni Puglia e Campania hanno svolto il ruolo di osservatori.
Tanto scalpore sta facendo l’articolo di MeteoWeb Terremoto 8.3 in Grecia, catastrofico tsunami verso la Sicilia orientale: è il giorno di “Neamwave 14?, in cui raccontiamo appunto le fasi della simulazione odierna in Sicilia. Purtroppo il tenore dei commenti di chi dovrebbe vivere questi momenti con uno spirito e un approccio differente, è sconfortante. Una simulazione del genere non è un gioco. Invece in tanti rimangono delusi di leggere che si tratta “solo” di una simulazione. Come se niente fosse. Il rischio tsunami e terremoti è un rischio incombente e quotidiano per un territorio come quello italiano.
Su MeteoWeb con la rubrica “Tsunami Italiani” curata magistralmente dal geologo Giampiero Petrucci abbiamo ripercorso tutti i principali eventi storici di maremoti che hanno investito i litorali del nostro Paese, un “viaggio” che non può farci certo stare tranquilli e che dovrebbe attivare quello spirito di prevenzione e presa di coscienza tipico delle società evolute culturalmente, pronte ad affrontare eventuali emergenze in modo calmo e ordinato, come avviene in molti altri Paesi del mondo in cui questi temi non sono tabù. Parlarne ogni giorno come se ogni giorno si verificasse un evento catastrofico, può aiutare ad adeguare l’organizzazione e la prevenzione. Al contrario, far finta di niente e aspettare in silenzio con lo spirito fatalista tipico del “che Dio ce la mandi buona”, non farà altro che alimentare conseguenze tragiche e drammatiche quando simili eventi si ripeteranno nuovamente nel nostro territorio. In base alle attuali conoscenze non possiamo sapere quando accadrà, ma una cosa è certa: accadrà sicuramente. Per questo motivo dovremmo riflettere ogni giorno e prepararci come se dovesse succedere domani. Un Paese pronto ad affrontare nel modo migliore eventi naturali estremi come terremoto e tsunami, può superarli indenne, senza vittime, senza feriti, senza gravi conseguenze. Perché ad uccidere non è la terra che si muove o il mare che si alza, ma l’imperizia, l’incoscienza, la disorganizzazione e l’ignoranza dell’uomo.