Allerta Meteo Genova: solo 25 giorni dall’alluvione, torna la paura

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genova03Sono passati 25 giorni dall’ultima drammatica alluvione di Genova, ed in queste ore di nuova allerta meteo, lungo il Bisagno c’è paura, ma soprattutto rabbia tra chi il 9 ottobre ha perso tutto e sta cercando di ripartire. “Siamo soli, come quella notte” spiega Anna Lagorio, titolare di uno dei 20 negozi di antiquariato che animavano via Borgo degli Incrociati alle spalle della stazione Brignole, dove oggi si lavora in silenzio. E senza aiuto, nei tombini l’acqua è pochi centimetri sotto il livello delle grate, nessuno li ha ripuliti. “L’unico lavoro che han fatto è stato dar la vernice nuova alla ringhiera del ponte Castelfidardo” racconta la Lagorio. E stanno anche ricominciando ad arrivare le bollette. “Nessuno si arrabbia, mi conoscono e accettano la cosa” spiega la storica postina di Borgo Sant’Agata. Intanto da oggi hanno ricominciato ad essere operativi i parcometri delle strisce blu. “Ci hanno salvato i ragazzi” spiega Alessandro Oberti, 44 anni tutti passati in borgata avendo ereditato dai genitori che la aprirono 58 anni fa la ‘Trattoria Colombo’. “Mi ricordo l’alluvione del 1970, poi quelle del 1991 e del 1993. E poi le ultime nel 2011 e 2014, ma voglio riaprire” racconta ma “non ti invogliano”. Nemmeno un consigliere comunale si è visto da queste parti. “In consiglio comunale, martedì scorso quando si è parlato dell’alluvione, giocavano ‘Candy crush'” racconta Oberti, che ricorda quando negli anni ’70 il letto del Bisagno era molto più profondo: “C’era un campetto di calcio e ci giocavamo quando era in secca, e ci volevano due rampe di scale per arrivarci dal parapetto. Ora ci sono solo più due gradini”. I lati del letto del fiume, all’imbocco della copertura del Bisagno che arriva fino al mare, non sono stati ripuliti. “Ho girato tre banche che hanno messo a disposizione i soldi, o almeno così han detto – spiega la Lagorio – mi hanno chiesto dei moduli, poi decideranno. Intanto per ora ho visto solo 500 euro dalla Caritas”. Ma anche su questi soldi fioccano gli aneddoti: “Ti chiedono come li spenderai, spiega Oberti – gli ho fatto vedere la bolletta del gas, avanzavano 134 euro. Han voluto che gli giustificassi anche quelli”. Intanto però non ci si ferma, fabbri e vetrai lavorano. Qualcuno prova a vendere i vestiti alluvionati, e una signora lascia cinque euro in più: “Tienili te che ti servono”. Ciro Palermo, napoletano doc, che da 21 anni vive a Genova, due anni fa ha aperto la sua piccola pizzeria, l’unica in borgo Sant’Agata. Si è salvato aggrappandosi a un piccolo portabandiere fuori dalla sua bottega: “Adesso ci metterò un altare della Madonna dell’Immacolata, me la stanno già facendo” racconta, ancora convalescente dalle ferite di quella notte. “Mi sono salvato per miracolo” racconta, “anche per questo a fine mese voglio riaprire. Oggi finalmente mi rimettono le porte”. Qualcuno però non riapre, aspetta di vedere qualche segnale concreto. “Il Bisagno è ancora lì, fa paura. Non ci assicura nessuno, quindi non riaprirò mai” racconta un commerciante di via Canevari mentre vende gli ultimi articoli che ha in negozio. La signora Lagorio, che condivide la bottega con Bruno, ha dato il bianco al negozio e la Caritas per 4 giorni le ha messo a disposizione un deumidificatore, “altrimenti si stacca tutto di nuovo”. “Sono sicuro che l’acqua che abbiamo usato per ripulirci la strada ce la faranno pagare” assicura Oberti, “ma se non fanno dei lavori seri sul Bisagno, chiuderemo tutti e qui sarà il deserto”.