Clima “pazzo”, città costiere italiane sommerse? “Non è scenario hollywoodiano, ma realtà”

Il quadro dei possibili cambiamenti climatici futuri, come l’innalzamento del livello mare che potrebbe portare alla scomparsa di aree portuali, come quella di Venezia o Genova, “non e’ uno scenario hollywoodiano, ma una realta'”. L’indicazione arriva dagli interventi di alcuni dei partecipanti al convegno internazionale su “cambiamenti climatici e implicazioni sulla sicurezza e sul dominio marittimo”, organizzato dalla Marina militare italiana a Venezia. Tra i questi anche Jamie Shea, vice assistente del segretario generale della Nato per la divisione Emergency Security Challenges. Dave Titley, direttore del centro per le soluzioni dei rischi legati al clima ed al meteo dell’Universita’ della Pennsylvania, ha sottolineato che “i cambiamenti climatici avranno un impatto diretto per il mondo militare, che si trovera’ in particolare a pianificare nuove tipologie di missione legate a nuove sfide alla sicurezza”. E’ stata quindi evidenziata la necessita’ di intervenire con opere di prevenzione o di riduzione ad esempio delle emissioni di gas. Le emissioni di gas serra prodotte dalle navi – e’ stato ricordato – sono aumentate in questi ultimi cinque anni. Nell’azione di cambiamento, la Marina militare italiana ha gia’ preso dei provvedimenti, come l’uso di bio-combustibile a bordo, con la nave Foscari prima unita’ biofuel. Inoltre, sta studiando per le navi la propulsione a gas liquido, con serbatoi in grado di contenere sia gas liquido che gas verde, con emissioni di CO2 bassissime. Misure concrete che si inseriscono all’interno di un programma di iniziative e sinergie gia’ attivato e dedicato al problema dei cambiamenti climatici. A partire da ‘La flotta verde’, progetto finalizzato ad equipaggiare tutte le navi militari con sistemi di propulsione ‘environment-friendly’, cioe’ ad impatto zero sull’ambiente. Inoltre, da anni, la Marina militare sostiene la ricerca scientifica attraverso una serie di accordi con atenei e istituti nazionali, fornendo un contributo essenziale al monitoraggio delle condizioni di salute dei nostri mari.