Dopo la neve sugli stati del Middle-West piomba il primo gelo invernale, quali ripercussioni sul clima in Europa?

MeteoWeb

us_stDopo le prime nevicate dei giorni scorsi ora sugli stati del Middle-West è giunto pure il gelo, con i termometri che nelle ore notturne sono sprofondati sotto il muro dei -15°C -20°C. L’afflusso di un blocco di aria molto fredda, per non dire gelida in quota, in discesa dall’Arcipelago Artico canadese, lungo il bordo occidentale della circolazione depressionaria localizzata sull’area dei Grandi Laghi, ha prodotto un brusco raffreddamento, facendo piombare i termometri anche al di sotto del muro dei -20°C. Certo, bisogna dire che per gli standard del clima nord-americano si tratta di un ondata di freddo intensa, ma per niente eccezionale per il mese di Novembre, malgrado in molte località del nord, fra Minnesota, Wisconsin e North Dakota, la colonnina di mercurio ha sforato il muro dei -20°C -25°C, Ma con picchi eccezionali fino a -27°C. Merito dell’effetto combinato fra l’”Albedo”, indotto dai terreni innevati di fresco, il forte irraggiamento notturno che caratterizza il mese di Novembre e i vasti rasserenamenti, con la contemporanea attenuazione della gelida ventilazione da O-NO e NO, che hanno creato gli ingredienti adatti per un poderoso raffreddamento dello strato d’aria prossimo al suolo e la genesi di un solidissimo “lake cold” nei bassi strati, molto duro da scalfire.

Credit NOAA
Credit NOAA

L’aria molto fredda e pesante si è potuta consolidare per bene nei bassi strati, fabbricando anche ottime inversioni termiche. Questa avvezione d’aria molto fredda, proveniente dalle latitudini artiche, ha causato un ulteriore diminuzione delle temperature minime nelle principali località del Middle-West, anche se questi valori rimangono ancora lontanissimi dai rispettivi record mensili, salve qualche eccezione. Fra le località più fredde di tutti gli States troviamo Havre, nello stato del Montana, ubicata a circa 848 metri di altezza, che ha registrato una temperatura minima di ben -27.8°C, seguiti a ruota dai -26.7°C di Sheridan, nello stato del Wyoming. Nonostante i valori, apparentemente notevoli, siamo ancora lontanissimi dai rispettivi record assoluti di freddo mensili, visto che il record di Havre è di ben -36.1°C, mentre quello di Sheridan è di -32.8°C, archiviati il 13 Novembre 1916. Notevoli anche i -25.6°C archiviati a Chayenne e i -26.1°C di Great Falls. Il gelo si è avvertito molto anche in Colorado, dove la capitale Denver è scesa sotto i -25.6°C. Una minima davvero considerevole, anche se il record di freddo novembrino rimane quello del 1877, quando si toccarono i -27.8°C. In South Dakota, invece, spiccano i -23.3°C di Rapid City, gelo che è stato ulteriormente enfatizzato dall’effetto “Albedo”, indotto dai terreni appena innevati, e dal forte irraggiamento notturno, favorito dai cieli limpidi e sereni e dalla scarsa ventilazione nei bassi strati. Per la prima parte di Novembre si tratta di un ondata di freddo rilevante, ma non eccezionale, visto che le ondate di gelo che hanno colpito il Middle-West in Novembre sono veramente incontabili.

2xus_jtQuali ripercussioni meteorologiche bisogna aspettarci in Europa dopo il primo affondo gelido sugli USA?

Questa ondata di freddo rischia di avere delle ripercussioni anche sull’andamento meteo/climatico in Europa e sul Mediterraneo. Difatti, lo scivolamento di questo nucleo di aria molto fredda sul Middle-West rischia ora di scavare un campo di geopotenziali molto bassi fra Canada e USA settentrionali, associati all’attività del “lobo canadese” del vortice polare. Ad essa si aggiunge pure una forte anomalia positiva di geopotenziali fra l’Europa orientale e la Russia europea, in netta contrapposizione con le profonde circolazioni depressionarie che si formano frequente sull’Atlantico settentrionale. Questo campo di geopotenziali bassi in alta quota, sopra il Canada e gli USA settentrionali, tenderà ad inasprire il “gradiente di geopotenziale” sull’Atlantico settentrionale, favorendo una notevole intensificazione dei venti zonali e del “getto polare” tra l’Atlantico e l’Europa, con intensi “Jet Streaks” in quota responsabili della forte attività ciclonica insistente sull’Atlantico orientale.

Il "Jet Streak" che dagli USA, dopo aver attraversato l'Atlantico, si spinge sull'Europa occidentale
Il “Jet Streak” che dagli USA, dopo aver attraversato l’Atlantico, si spinge sull’Europa occidentale

Questa netta contrapposizione termica e di geopotenziali, nel cuore dell’Atlantico settentrionale, oltre a rafforzare il ramo principale del “getto polare” che fuoriesce dal Canada e dal nord degli Stati Uniti, terrà attiva una profonda circolazione depressionaria nel tratto di oceano a sud dell’Islanda (dove è ubicato il cosiddetto “fronte polare”), la quale tenderà a dipanare un impetuoso flusso di aria molto mite e umida, d’estrazione oceanica, che dalle medie latitudini atlantiche si spinge verso il cuore dell’Europa, la Scandinavia, il mar Baltico e l’Ucraina, mantenendo il campo termico su valori nettamente sopra la media sull’intero continente. Fin quando non si estinguerà questa significativa anomalia, legata proprio alla presenza di un “lobo canadese” particolarmente invadente su buona parte del continente nord-americano, difficilmente in Europa si potranno vedere vere e proprie ondate di freddo particolarmente significative. Intanto già dalla prossima settimana pare confermato l’irrompere, sul nord Atlantico, di un potente “Jet Streak” del “getto polare”, in uscita dal Canada sud-orientale. Questo muovendosi sull’Atlantico portoghese andrà ad alimentare una vasta saccatura ivi presente, favorendo il conseguente sviluppo, più ad est, di una ondulazione anticiclonica che dovrebbe inglobare il Mediterraneo centro-occidentale e parte dell’Europa centrale, aprendo un periodo di tempo maggiormente stabile sulle nostre regioni.