Maltempo in Sicilia, piogge alluvionali tra Etna e Peloritani: l’effetto Alcantara torna a colpire

satellite alcantaraL’effetto Alcantara torna a colpire nella Sicilia nord/orientale con piogge torrenziali tra l’Etna e i Peloritani: dopo i primi fenomeni di ieri sera con picchi di 45-50mm nel messinese jonico, stamattina ha iniziato a piovere dopo le 08:00 con forti temporali che soltanto dopo le 13:30 hanno iniziato a mollare la presa, allontanandosi verso la Calabria meridionale. In meno di cinque ore, gli accumuli sono stati in alcuni casi eccezionali (e ancora nelle zone interne continua a piovere per l’effetto “stau”): Linguaglossa 178mm, Acireale 150mm, Zafferana Etnea 137mm, Francavilla di Sicilia 123mm, Antillo 69mm, Castroreale 67mm, Barcellona Pozzo di Gotto 35mm, Milazzo 17mm.

02Sembrerebbe un paradosso, eppure in determinate situazioni, quando la dorsale peloritana viene sferzata da possenti flussi sciroccali (con raffiche fino a 120-130 km/h sui crinali), derivati da grandi differenze di pressione fra il basso Tirreno e lo Ionio, sono proprio queste zone ad essere flagellate da precipitazioni persistenti che possono divenire persino torrenziali, mentre il versante ionico della provincia, che in teoria dovrebbe essere quello maggiormente esposto all’aria caldo e umida convogliate dallo Scirocco, rimane quasi a secco, con qualche fulmineo rovescio di pioggia misto a sabbia desertica (lo Scirocco ne trasporta sempre un bel quantitativo dal Sahara algerino o libico). Per capire bene perchè tutto questo sia possibile bisogna dare una occhiata alla complessa orografia nella fascia che delimita il confine fra i monti Peloritani e i Nebrodi orientali. Proprio in questa zona si accende una dinamica di correnti molto particolare che favorisce l’afflusso di enormi quantità di umidità e vapore acqueo, pronto alla condesazione e allo sviluppo di compatti addensamenti nuvolosi pronti a dare la stura a precipitazioni alle volte abbondanti. Su tutto un ruolo determinante lo gioca la componente delle correnti, sia in quota (quindi sopra i crinali montuosi) che nei bassi strati (lungo le strette vallate). Quando la componente assume una direzione da S-SE o SE, sia in quota che al suolo, allora il gioco è fatto. Qui poi entra in scena la vallata dell’Alcantara, dove scorre l’omonimo fiume, che funge come spartiacque fra la provincia di Messina e quella di Catania, tagliando i Peloritani dai rilievi appartenenti al versante settentrionale del grande massiccio dell’Etna.

01Molto spesso, quando le correnti si orientano da SE a tutte le quote (nella medio-alta troposfera), l’aria molto umida e pesante che sale dallo Ionio verso il versante orientale di Etna e Peloritani, in parte, si incanala all’interno dell’Alcantara penetrando per chilometri fino all’entroterra. L’aria molto umida, di provenienza ionica, incanalandosi dentro la stretta vallata, fra Etna e Peloritani, è costretta a valicare i primi comprensori montuosi, che rappresentano il versante meridionale della dorsale nebroidea. Per una forzatura orografica la massa d’aria molto tiepida e carica di umidità viene costretta a sollevarsi verso l’alto lungo la parte più alta del bacino dell’Alcantara, salendo di quota tenderà a raffreddarsi favorendo la condensazione del vapore acqueo e il successivo sviluppo di imponenti annuvolamenti cumuliformi (Cumuli, Congesti, Cumulonembi) lungo il crinale esposto a sud. La presenza in quota di una forte getto meridionale, che scorre a gran velocità sopra la catena montuosa, va ad esaltare le cumulogenesi orografiche che si vengono a formare in loco (tra il versante nord dell’Etna, il sud-ovest dei Peloritani e il sud dei Nebrodi) fino al punto da farle tracimare sull’altro versante, ossia quello che si affaccia al Tirreno. Se l’umido flusso sciroccale che si incanala sull’Alcantara persiste per ore il continuo afflusso di aria umida marittima che viene sbattuta sul versante meridionale dei Nebrodi contribuirà ad alimentare la crescita degli addensamenti nuvolosi che diverranno sempre più compatti e sviluppati e sconfinando lungo le vallate tirreniche daranno la stura a piogge di moderata o forte intensità che rimarranno persistenti fino a quando non si rompe questo delicato equilibrio che si instaura fra i due versanti nebroidei (basta un calo della ventilazione per annullare gli effetti o far concentrare le precipitazioni solo sui versanti meridionali dei Nebrodi e monti Peloritani). Alle volte sono proprio i rilievi, al confine tra Peloritani e Nebrodi, che superano anche i 1000-1200 metri, ad agevolare la costruzione di grandi annuvolamenti cumuliformi che si espandono sino al longano e alla pianure del milazzese portando piogge e rovesci, sotto le sferzanti raffiche di Scirocco e Ostro che scendono dai rilievi circostanti.