Maltempo Roma: a Santa Marinella un altro disastro dopo l’alluvione di 33 anni fa

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Santa Marinella alluvione 03“Santa Marinella fu già teatro di drammatici eventi alluvionali nel 1981 . Nel litorale a nord di Roma c’è un’alta propensione al dissesto idrogeologico , purtroppo da allora non è stato fatto praticamente nulla di concreto. E’ necessario che sia svolta una corretta ed efficace comunicazione alle popolazioni che vivono in aree soggette a rischio idrogeologico”. E’ durissimo Eugenio Di Loreto , Consigliere Nazionale dei Geologi e geologo di Roma . Ancora più chiara anche Marina Fabbri, Vice – Presidente dell’Ordine dei Geologi del Lazio.

“È ben noto – ha dichiarato Marina Fabbri, Vice Presidente dell’Ordine dei Geologi del Lazio –  che le piogge intense di breve durata rappresentano la fenomenologia più critica per l’area romana. Le zone maggiormente esposte a tale rischio, in cui tali fenomeni si ripetono con maggiore frequenza e pericolosità sono: Piana del Sole, Prima Porta, Ostia-Infernetto/Bagnolo, Settebagni, via Tiburtina – via Scorticabove, Corcolle e via Scartazzini.

I geologi da tempo avvisano che non si può più contare solo sulle opere di difesa del suolo, che possono rivelarsi inefficienti, come avvenuto a Prima Porta a gennaio scorso, ma anche inefficaci, quando non più adeguate per l’incremento del carico urbanistico verificatosi dopo la loro realizzazione.

L’eccessiva impermeabilizzazione del suolo prodotta da un’urbanizzazione poco previdente, ha reso il territorio ancora più vulnerabile di quanto non lo fosse già, e in alcune situazioni è diventato difficile, se non impossibile, porre riparo. La proposta dell’Ordine dei Geologi del Lazio è quella di tentare di ridurre i livelli di rischio per le popolazioni non più solo attraverso opere di difesa passiva, ma anche con interventi non strutturali a carattere preventivo, come la manutenzione ordinaria dei corsi d’acqua, dei versanti e delle opere esistenti, la delocalizzazione di insediamenti ed attività, il potenziamento delle reti di monitoraggio e dei sistemi di preallertamento e, soprattutto, la comunicazione ai cittadini anche in periodo “di pace”, affinché si impegnino a contribuire alla mitigazione del rischio tenendo comportamenti corretti”.