Samantha Cristoforetti: conto alla rovescia per la missione Futura

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cristoforetti tuta sokolristof”Il nome Futura a me è piaciuto sin dall’inizio perché dentro c’è un po’ tutto. C’è la tensione verso il futuro, la progettualità, la scoperta, l’ottimismo e la voglia di fare. Quel sentirsi comunque in viaggio verso qualcosa che non è determinato, ma che si deve costruire con uno sforzo positivo e continuo insieme a tutti. Lo spazio può contribuire a questo futuro, perché è un settore di punta, capace di dare lavoro a professionalità qualificate che altrimenti rischiano di andare all’estero”. A dichiararlo è Samantha Cristoforetti – astronauta dell’Esa e capitano pilota dell’Aeronautica Militare in partenza per la Stazione Spaziale Internazionale, pronta a dare il via alla missione “Futura” – intervistata da ResearchItaly, il portale del Miur dedicato alla ricerca, mentre si trovava a Star City, vicino Mosca, per le prove finali e relative simulazioni di volo. Lancio previsto per il 23 novembre dal cosmodromo di Baikonour in Kazakistan.
Cristoforetti_missione_futuraL’astronauta descrive alcuni degli esperimenti – “circa 200, tra cui quelli italiani selezionati dall’Asi e di altre agenzie, come la Nasa, l’agenzia europea o quella giapponese” – che saranno effettuati a bordo della ISS in cui sarà direttamente coinvolta.
“Volendo restare sugli esperimenti italiani, – ha spiegato Cristoforetti – molti sono sulla fisiologia umana e in alcuni io farò un po’ da cavia. Quello sul sonno consisterà nell’indossare una maglietta con dei sensori, che durante la notte prenderà in modo automatico tutta una serie di misure”. Poi uno “di neurologia, volto ad analizzare le strategie di adattamento del cervello alla microgravità in termini di gestione dell’equilibrio e di movimento. In questo caso si dovrà innanzitutto fare il setup di telecamere disposte in maniera prestabilita, così che si sappia dove stanno guardando. Poi saranno attaccate sul mio corpo alcune piccole sfere adesive riflettenti, che dovranno essere viste e registrate da queste telecamere. A quel punto io dovrò ripetere molte volte una serie di movimenti, che saranno poi analizzati a Terra”. Tra gli esperimenti che non saranno effettuati sull’astronauta, uno riguarda le “colture di cellule ossee, che ha l’obiettivo di valutare l’efficacia di un certo tipo di nanoparticelle per ridurre il riassorbimento osseo: fenomeno alla base del problema di decalcificazione delle ossa che hanno gli astronauti a bordo, ma anche dell’osteoporosi, malattia che colpisce molte persone a Terra. Un altro, da effettuare su cellule in vitro, – ha spiegato Cristoforetti – va invece a studiare la struttura tridimensionale della cellula in assenza di peso. Una cosa anche abbastanza sorprendente, perché la cellula è un elemento talmente piccolo che si potrebbe immaginare che non risenta poi tanto della gravità. E invece ne risente eccome, e nelle tre dimensioni si organizza in maniera diversa”.