Scienza: la NASA lavora per sviluppare droni quasi interamente biodegradabili

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RomaDrone.Foto drone NT4Funghi, cellulosa e saliva di vespe. Il prototipo del primo drone quasi interamente biodegradabile è stato sviluppato alla Nasa, frutto dell’idea di un gruppo di studenti universitari coordinati dall’esperta di biologia di sintesi dell’agenzia spaziale americana Lynn Rothschild. Uno degli studenti coinvolti nel progetto ha fondato la start up Evocative Design che produce l’ingrediente principale del drone bio: blocchi di massa miceliare che si forma quando il micelio, la fibra da cui ha origine un fungo, viene contenuto in uno stampo, in questo caso con la forma della struttura di un drone. Un aumento di calore ne arresta lo sviluppo, consentendo il mantenimento della forma che viene resa pià duratura con un rivestimento di bioplastica (una cellulosa prodotta da batteri). Il drone viene poi ulteriormente ricoperto da proteine clonate dalla saliva della vespa che gli insetti utilizzano per rendere impermeabili i loro nidi. In questo modo, si assicura la resistenza della struttura anche in volo. Rotore, batterie e sistema di controllo per il momento sono tradizionali anche se altri gruppi di ricerca altrove stanno lavorando allo sviluppo di queste componenti in forma biodegradabile. Il gruppo di Rothschild sta già investigando l’uso di sensori biologici (ovvero, batteri) e ha proposto il drone bio per le missioni su Marte.