Tecnologia: il Wi-Fi sott’acqua? Viaggerà come il linguaggio delle balene

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baleneIl futuro dell’esplorazione marina e delle operazioni subacquee sara’ affidato a internet. E’ questa la frontiera esplorata attraverso il progetto internazionale “Sunrise” che e’ stato illustrato a Futuro Remoto 2014 a Citta’ della Scienza che quest’anno e’ dedicato al mare. Alla rassegna scientifica e di divulgazione napoletana e’ stato illustrato il progetto che punta a trasformare il mare, i laghi e i fiumi in grandi autostrade digitali sulle quali si muoveranno ed opereranno sensori, robot, droni e veicoli di ultima generazione in grado di svolgere compiti pericolosi per l’uomo, dal monitoraggio ambientale (come il controllo dei vulcani sommersi delle faglie della crosta terrestre) fino allo sminamento, dalla salvaguardia di siti archeologici sommersi alla ricerca di giacimenti di idrocarburi. Sunrise e’ inserito nel VII programma quadro della Ue ed ha come capofila l’Universita’ La Sapienza di Roma, che in questo primo anno di attivita’ (il progetto dura tre anni e dovrebbe concludersi nel 2016) sta sviluppando in questi mesi tutta la parte software, quella che consentira’ agli apparecchi sottomarini senza uomini a bordo di dialogare con le sale di controllo, fronteggiare le emergenze e gestire le varie attivita’. Per farlo i ricercatori stanno applicando agli oggetti sommersi l’Internet delle cose: “Smartphone, computers sono dispositivi intorno a noi che posso essere interconnessi da una tecnologia invisibile, wireless”, spiega la professoressa Chiara Petrioli, project leader di Sunrise alla Sapienza. Ma la tecnologia alla base del wifi non puo’ essere usata sott’acqua, visto che si basa sulle onde radio che si propagano in aria. “Le tecnologie di comunicazione che siamo abituati a dare per scontato – prosegue la Petrioli – non possono essere direttamente portate in mare. Le comunicazioni radio funzionerebbero solo entro pochi metri, e spesso non possiamo sfruttare le comunicazioni ottiche che sono largamente utilizzate per raggiungere elevate velocita’ nella dorsale di Internet. Dobbiamo, quindi, seguire la stessa modalita’ di comunicazione che utilizzano gli animali che vivono in quel mondo, come le balene e delfini, cioe’ le comunicazioni acustiche”. L’idea e’ quindi di far viaggiare i bit sulle onde sonore, studiando pero’ degli standard che permettano di non disturbare la comunicazione tra i cetacei. Il progetto coinvolge, oltre all’ateneo romano, anche il NATO Scienze and Technology Organization Centre for Maritime Research and Experimentation di La Spezia, Evologics (una ditta europea che realizza modem acustici) le Universita’ olandese e portoghese di Twente e Porto, Suasis (una azienda turca) e Nexse, un’azienda italiana di system integration, oltre all’Universita’ statale Buffalo di New York.