Vesuvio, l’osservatorio potenzia il sistema di controllo con nuovi sensori di profondità

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vesuvioUna donna e sei uomini compongono la squadra dell`Osservatorio vesuviano che lavora per potenziare il sistema di controllo del vulcano più monitorato al mondo. E` il team che installa i “tiltmetri”, sensori di superficie o di profondità capaci di registrare i più piccoli movimenti della crosta. Movimenti che vengono inviati, in tempo reale, alla sala di monitoraggio dell`Osservatorio (la cui sede operativa è in via Diocleziano, nel quartiere di Fuorigrotta a Napoli) presidiata 24 ore su 24. Askanews ha seguito l`installazione del secondo sensore di questo tipo sul colle Margherita del Vesuvio, vicino il rifugio Imbò (dal nome di Giuseppe Imbò, direttore dell`Osservatorio dal 1935, che studiò l`eruzione del `44). Grazie alla disponibilità del direttore dell`Osservatorio, Giuseppe De Natale, per la prima volta in assoluto è stato possibile documentare momento per momento le fasi del lavoro di geofisici, geologi e tecnici per capire quanto sia intenso il lavoro di monitoraggio del vulcano e delle altre aree partenopee che l`Osservatorio tiene sotto controllo: i Campi Flegrei e l`isola d`Ischia. Soprattutto per documentare quanto tempo e fatica si spendano quotidianamente allo scopo – usando le parole del responsabile dell`Unità di Monitoraggio Geofisico dell`Istituto, l`ingegner Giovanni Scarpato – “di far dormire sonni tranquilli e sereni a noi e ai cittadini”. Questi “tiltmetri” sono sofisticati sensori di profondità di fabbricazione statunitense. Possono essere alimentati da una batteria esterna tampone più energia elettrica e, laddove non ci sia elettricità, da pannelli solari opportunamente dimensionati. Ognuno costa circa 15mila euro. La squadra della rete “tiltmetrica” che lavora sul Vesuvio vede impegnati la geologa Ida Aquino, responsabile dei Servizi Operativi della rete “tiltmetrica”, il geofisico Ciro Ricco, responsabile dei Dati, il geofisico Carlo Del Gaudio, esperto della deformazione del suolo, i tecnici Vincenzo Augusti, Antonio Caputo e Marco Dupuis. Ci sono volute poco più di due ore per far scendere a oltre 20 metri di profondità il sensore che comincerà a fare il suo lavoro nell`arco di 3 o 4 giorni. Il programma completo prevede che la rete sia composta da 7 stazioni “tiltmetriche”, di cui 2 con sensori di superficie già operativi (OVO nel bunker nella sede storica dell`Osservatorio a Ercolano, e CMD a Torre del Greco) e 5 con sensori in foro la cui profondità varia da 20 a 26 metri. Restano da alloggiare ancora 3 siti CCR (Contrada Crocelle), CMT (Contrada Matrone), e CMP (Camaldoli della Torre a Torre del Greco). Dei 5 sensori di profondità, 3 saranno allocati a raggiera, ciascuno a circa un chilometro di distanza dal cratere in modo da “avere dati alla medesima distanza dall`asse per ottenere un criterio di rilievo uniforme”.