28 dicembre 1908, il disastro dello Stretto: Reggio e Messina distrutte da terremoto e tsunami 106 anni fa

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738px-Mappa_terremoto_1908Oggi, 28 dicembre 2014, si celebra il 106° anniversario del disastroso terremoto dello Stretto di Messina uno degli eventi più catastrofici del mondo negli ultimi due secoli. Erano le 05:20 del 28 dicembre 1908 e una lunghissima scossa di 37 secondi (magnitudo stimata 7.2, tra le più forti della storia d’Italia) rase al suolo quasi tutto tra le due sponde. La città di Messina, con il crollo di circa il 90% dei suoi edifici, fu quasi rasa al suolo. Gravissimi i danni riportati da Reggio Calabria e da molteplici altri centri abitati del circondario. Furono sconvolte le vie di comunicazione stradali e ferroviarie nonche’ le linee telegrafiche e telefoniche. L’illuminazione stradale e cittadina venne di colpo a mancare a Messina, Reggio, Villa San Giovanni e Palmi, a causa dei guasti che si produssero nei cavi dell’energia elettrica e della rottura dei tubi del gas.

Tsunami1908A Reggio Calabria andarono distrutti diversi edifici pubblici. Caserme e ospedali subirono gravi danni, 600 le vittime del 22.mo fanteria dislocate nella caserma Mezzacapo, mentre all’Ospedale civile, su 230 malati ricoverati se ne salvarono solo 29. Ai danni provocati dalle scosse sismiche e a quello degli incendi si aggiunsero quelli cagionati dal maremoto, di impressionante violenza, che si riverso’ sulle zone costiere di tutto lo Stretto di Messina con ondate devastanti stimate, a seconda delle localita’ della costa orientale della Sicilia, da 6 m a 12 m di altezza (13 metri a Pellaro, frazione meridionale di Reggio Calabria).

1908Lo tsunami in questo caso provoco’ molte vittime, fra i sopravvissuti che si erano ammassati sulla riva del mare, alla ricerca di un’ingannevole protezione. Improvvisamente le acque si ritirarono e dopo pochi minuti almeno tre grandi ondate aggiunsero al gia’ tragico bilancio altra distruzione e morte. Onde gigantesche raggiunsero il litorale spazzando e schiantando quanto esistente. Nel suo ritirarsi la marea risucchio’ barche, cadaveri e feriti. Molte persone, uscite incolumi da crolli e incendi, trascinate al largo affogarono miseramente. Alcune navi alla fonda furono danneggiate, altre riuscirono a mantenere gli ormeggi entrando in collisione l’una con l’altra ma subendo danni limitati. Il villaggio del Faro a pochi chilometri da Messina ando’ quasi integralmente distrutto. La furia delle onde spazzo’ via le case situate nelle vicinanze della spiaggia anche in altre zone. Le localita’ piu’ duramente colpite furono Pellaro, Lazzaro e Gallico sulle coste calabresi; Briga e Paradiso, Sant’Alessio e fino a Riposto su quelle siciliane. Gravissimo fu il bilancio delle vittime: Messina, che all’epoca contava circa 140.000 abitanti, ne perse circa 80.000 e Reggio Calabria registro’ circa 15.000 morti su una popolazione di 45.000 abitanti. Complessivamente si raggiunse la cifra impressionante di 120.000 vittime, 80.000 in Sicilia e 40.000 in Calabria. Altissimo fu il numero dei feriti e catastrofici furono i danni materiali. Numerosissime scosse di assestamento si ripeterono nelle giornate successive e fin quasi alla fine del mese di marzo 1909.