Chimica: il futuro è verde ma non per produrre energia

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ricerca medica 1“La chimica nel mondo civilizzato non può perdere l’occasione di una riconversione verde ma mantenendo i piedi per terra: togliamoci dalla testa che le biomasse possano sostituire i combustibili fossili”. Parola di Tomaso Munari, vicepresidente del Consiglio nazionale dei chimici che vede come “obbligatorio” un cambio di rotta o – avverte – “a questi ritmi non potremmo garantire alle generazioni future il nostro livello di sviluppo e benessere perché le risorse si stanno esaurendo”. Secondo Munari però l’inversione di tendenza non può avvenire rimpiazzando tout-court il petrolio con combustibili naturali che si ottengono da elementi vegetali. “A meno di non disboscare tutto il mondo, piantarci colture e poi non mangiare più”, dice Munari, mai si riuscirebbe con i combustibili verdi a coprire il fabbisogno energetico che oggi raggiungiamo con il petrolio. “Il futuro della chimica non può essere la produzione dei combustibili perché non ci sono i numeri. L’energia però – sottolinea pero il numero due dei chimici italiani – sappiamo di poterla produrre da altre fonti rinnovabili come il fotovoltaico, l’eolico o sfruttando il movimento delle maree”. E qui la chimica può giocare il suo ruolo fondamentale per andare verso un sistema più sostenibile per il Pianeta. “Pensiamo alla fotosintesi artificiale o alla dissociazione dell’acqua per la produzione di idrogeno…”. Ma non solo. Il vero futuro della chimica ‘green’ secondo Munari sta nel “produrre materia per la materia che ci serve, come i fluidi da tempra dei metalli che sostituiscono i prodotti fossili, le basi per i sistemi industriali, o le bioplastiche che costituiscono un indirizzo molto interessante (anche se ancora con performance da perfezionare come sappiamo bene avendo a che fare con i sacchetti della spesa…). Nel medio-breve periodo – aggiunge Munari – va bene sostituire il petrolio con oli ‘verdi’ ma è un po’ come scaldarsi bruciando banconote”.