Ebola: c’è ancora tanto da fare, ma dal virus si può guarire

-“Il 60% dei pazienti muore, ma il restante 40% sopravvive e dà speranza nelle giornate più buie”, perchè di Ebola “si può guarire, se le cure sono tempestive e adeguate”. E la speranza si è concretizzara in un muro di un centro di Medici senza frontiere (Msf) a Monrovia, Liberia, pieno “di impronte colorare di tutti quelli che sono guariti” e sono “sempre di più”. E’ quanto ha detto Chiara Burzio, infermiera di Msf, nella conferenza stampa organizzata oggi alla Camera dalla rivista Africa e Affari per presentare il proprio numero di dicembre, “Africa, no Ebola”, distribuito gratuitamente.
Emblematica è la storia del piccolo Daniel, 11 mesi, arrivato in un centro di Msf a Monrovia con la mamma, che è deceduta il giorno dopo il ricovero. “Inizialmente è risultato negativo ai test, ma purtroppo ha poi sviluppato sintomi dell’Ebola ed è stato trasferito in un centro di cura, dove non aveva nessuno accanto ad assisterlo”, ha raccontato Chiara. Ma nel centro Daniel “ha incontrato un papà, che era stato ricoverato con i due figli, era guarito ed ha accettato di prendersi cura anche di lui. Anzi alla fine aveva 10 bambini da controllare. E Daniel è guarito”.
Chiara Bruzio ha ricordato che sono 3.100 gli operatori nazionali coinvolti da Msf in Liberia, Sierra Leone e Guinea, considerati una “risorsa preziosissima” perchè, sopravvissuti al virus, quindi immuni per un periodo di tempo, offrono supporto psicologico ai malati, ma soprattutto fanno “informazione nelle comunità e combattono lo stigma”. Essenziali per convincere le persone a recarsi nei centri di cura non appena si presentano “i primi sintomini della malattia”.
E’ innegabile che ci sia “ancora tanto da fare, ma ci sono anche dei successi” che danno speranza, ha concluso Chiara.