Ebola: guarire non basta, chi sopravvive rimane solo

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ebola05Guarire dal virus Ebola non basta: chi sopravvive alla malattia, una volta fuori dall’ospedale, deve infatti lottare contro stigma, perdita di guadagni, dolore e senso di colpa per la perdita di famiglia e amici. Molti, se non tutti i loro beni vengono infatti distrutti per evitare la trasmissione della malattia, e in alcuni casi i familiari sono restii ad accettare i bambini rimasti orfani. Per aiutare a far reintegrare nella loro comunita’ i sopravvissuti, che sono circa il 30%, i Center for disease control di Atlanta (Cdc) hanno avviato due progetti in Liberia e Sierra Leone. Secondo un rapporto del ministro della Salute della Sierra Leone e dei Cdc ,il 96% della popolazione ha segnalato comportamenti discriminatori verso le persone con il virus. Il che scoraggia molti a farsi fare il test per la malattia e aumenta le difficolta’ degli operatori nel tracciare la catena dei contatti avuti dai malati. Molti sopravvissuti ora lavorano prendendosi cura dei malati di Ebola, condividendo le loro esperienze via radio o altri mezzi di comunicazione, prendendosi cura dei malati e dando supporto spirituale ai malati. Un consorzio composto da Cdc, Ong e governo della Sierra Leona sta coordinando aiuti finanziari e psicosociali per queste persone, tramite anche un ‘pacchetto sopravvissuti’, che include denaro, biancheria da letto, vestiti e altri oggetti essenziali per la vita di tutti i giorni. Inoltre dei consulenti li accompagnano a casa per facilitare il reintegro e parlano con membri della comunita’ locale sull’importanza di accettarli. Anche in Liberia si e’ avviato un programma di supporto psicosociale per ridurre lo stigma contro i sopravvissuti e motivare le comunita’ a segnalare i casi. Anche in questo caso viene consegnato un ‘kit della solidarieta”, che include materasso, lenzuola, asciugamani, zanzariere trattate con insetticidi, sapone, riso, olio da cucina, giochi per i bambini, vestiti e denaro per comprare cibo. Il tutto accompagnato con una ‘cerimonia della reintegrazione’ con cui si decora la casa dei sopravvissuti con palme per indicare un’occasione di festa.