Ebola, OMS: “Non siamo eroi, abbiamo fatto solo il nostro dovere”

Maurizio Barbeschi, dirigente dell’Organizzazione Mondiale della Sanità che ha guidato la missione medica per fermare il contagio di ebola in Nigeria, reagisce così alla scelta del settimanale Time di nominare “Personaggio dell’anno” tutti coloro che hanno lottato contro il virus, i cosiddetti “ebola Fighters”, in una intervista a La Stampa: “Io sono un manager delle emergenze; i colleghi con cui ho condiviso l’intervento erano medici e infermieri. Credo che tutti fossero spinti dal senso del dovere, dalla volontà di servire, e dalla missione della loro professione. L’epidemia era arrivata in Nigeria attraverso una persona, Patrick Sawyer, un diplomatico liberiano-americano, che a sua volta aveva contagiato diverse persone. Il nostro compito è stato bloccare l’epidemia, prima che si diffondesse in questo paese con oltre 160 milioni di abitanti e collegamenti con tutto il mondo”. E indica quindi quali, a suo modo di vedere, sono i veri eroi in questa vicenda: “Ad esempio il medico che curò per primo Sawyer, e ne fu contagiato. Lo andavo a trovare tutti i giorni: amava la letteratura, e per distrarlo gli leggevo le pagine dell’Enrico IV di Shakespeare. Purtroppo non siamo riusciti a salvarlo”. E ancora: “Un giorno i sindacati del personale sanitario della Nigeria ci dissero che non volevano più lavorare con i malati di ebola, perché non si sentivano abbastanza protetti, e chiesero di fare una riunione con noi. Io proposi di trovarci nella corsia di un ospedale dove venivano ricoverati i contagiati. I sindacalisti vennero, videro questi poveretti sui loro letti, e pochi minuti dopo, praticamente senza discutere, avevamo già sessanta volontari pronti a indossare le maschere per assisterli”. E conclude: “La situazione sta migliorando, ma è presto per celebrare. Di sicuro dovremo imparare da questa esperienza, perché avremmo potuto fare molto meglio”.