L’improvviso crollo del prezzo del petrolio, che solo la scorsa settimana ha scosso i mercati finanziari, sarebbe da imputare ad una offerta tenuta molto alta dai paesi non OPEC. Ma le dichiarazioni del ministro dell’economia saudita hanno messo in evidenza la spaccatura, ormai evidente, fra l’Arabia Saudita e gli Stati Uniti, in merito all’emergere di nuove tecnologie estrattive (Shale), portate avanti dalle grandi multinazionali statunitensi. Secondo il ministro saudita non importa se il prezzo che raggiungerà il petrolio nei prossimi mesi, toccherà anche i 20$ a barile. Al contrario, affermano all’OPEC, il crollo del prezzo del greggio è da imputarsi totalmente ai paesi non OPEC che stanno irresponsabilmente mantenendo alta l’offerta. È chiaro a questo punto quale sia l’obiettivo dei sauditi, e la strategia che seguiranno nei prossimi mesi. Lo scenario, riguardo la produzione e la gestione dei principali impianti petroliferi del mondo sta cambiando, divenendo sempre più complesso, con più competitor e più tecnologie estrattive che ora rischiano di mettere in pericolo la fiorente economia petrolifera delle ricche monarchie del Golfo, dipendente dall’oro nero. Pertanto non bisogna stupirsi più di tanto se nelle prossime settimane il prezzo del petrolio subirà nuove significative oscillazioni sui mercati internazionali.


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