Si sta registrando un mutamento epocale: la domanda di greggio vacilla e la principale minaccia per gli sceicchi arriva proprio dagli USA. Oltreoceano la benzina è tornata ai livelli del 2010 (2,5 dollari per 3,8 litri): con il fracking gli Stati Uniti sono diventati infatti grandi produttori di greggio, ed il rapporto tra consumo di greggio e prodotto interno lordo è ai livelli più bassi da oltre 40 anni. Il Pil cresce e la domanda di petrolio dal 2008 a oggi oscilla tra i 18 e i 20 milioni di barili al giorno.
Il mutamento è dovuto in parte alla tecnologia (negli ultimi anni le automobili hanno abbattuto i consumi) in parte al cambio generazionale (i giovani tendono a stare nelle città e a usare i mezzi pubblici). Inoltre l’’Agenzia internazionale dell’energia per la quarta volta in cinque mesi ha segnalato che la domanda di greggio, a livello globale, nel 2015 crescerà ancora.
Nonostante il continuo crollo del prezzo del petrolio, l’Opec, resta ferma sulla sua decisione di non ridurre la produzione per far risalire le quotazioni dell’oro nero. Lo ha ribadito il segretario generale dell’Opec, Abdallah Salem el-Badri da Dubai: “La decisione (di non tagliare la produzione) è stata presa (all’ultimo vertice del 27 novembre a Vienna, ndr) e le cose resteranno come stanno”, ha dichiarato, nonostante il prezzo del Brent, il greggio “europeo”, sia scesi venerdì sotto i 62 dollari al barile, il livello minimo dal 2009. Secondo el-Badri “i fondamentali” (i numeri della produzione) “non dovrebbero portare a questa drammatica riduzione (dei prezzi)” ma è colpa della “speculazione”.
Il maggior produttore di petrolio dell’Opec, l’Arabia Saudita, ritiene che i prezzi del greggio si stabilizzeranno a 60 dollari al barile, un livello che Riad e altri produttori del Golfo ritengono sostenibile. La posizione dell’Arabia Saudita – scrive il “Wall Street Journal” – conferma che il leader di fatto dei paesi esportatori di petrolio non ha alcuna intenzione di ridurre l’offerta nel breve termine. Nei giorni scorsi il Brent ha perso altri 62 centesimi a 69,92 dollari al barile. Sino al mese scorso, i paesi dell’organizzazione avevano individuato il limite minimo di sostenibilità a 70 dollari. Un funzionario del ministero del petrolio saudita ha dichiarato che i paesi del Golfo “non hanno fissato alcun target di prezzo, e se anche questo calasse sotto i 60 dollari, non durerebbe a lungo”. Il tentativo di alcuni membri dell’Opec, guidati dal Venezuela, di ridurre la produzione giornaliera di petrolio, e’ fallito per l’opposizione dell’Arabia Saudita, ma anche di altri paesi quali Iran, Libia e Russia. Le dichiarazioni confermano che per Riad sopportare un brusco calo dei prezzi a breve termine è preferibile a cedere quote di mercato nel medio e lungo periodo. Agli altri paesi esportatori non resta che prenderne atto e adattarsi al meglio delle loro possibilita’.


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