Allarme ghiacciai: l’accellerato scioglimento causerà un aumento di carbonio nelle acque

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Lo scioglimento dei ghiacciai provocato dall’effetto Global Warming provocherà un rilascio di carbonio prima “intrappolato” nella massa ghiacciata, e si stima un aumento del 50% nei prossimi 35 anni

alaska_ghiacciai--400x300Lo scioglimento dei ghiacciai ha un impatto diretto sull’innalzamento del livello del mare, ma non solo. Secondo uno studio dell’Universita’ della Florida, pubblicato sulla rivista Nature Geoscience, lo scioglimento delle enormi montagne di ghiaccio,causato dal cambiamento climatico che sta subendo un lento ma continuo processo di surriscaldamento globale, sta immettendo nelle acque una notevole quantita’ di carbonio che alimenta i microrganismi, primo anello della catena alimentare negli ecosistemi marini. Ma le conseguenze a lungo termine di questo fenomeno sono ad oggi ancora imprevedibili e difficile da monitorare. Analizzando i livelli di carbonio organico presente nei ghiacciai e nelle calotte del Pianeta, i ricercatori hanno scoperto che il  carbonio, fino a quel momento ‘intrappolato’ nella massa ghiacciata, viene rilasciato nelle acque a seguito dello scioglimento, e la velocità con cui si sta verificando fa stimare che  aumentera’ del 50% nei prossimi 35 anni.

ghiacciaiGli impatti sulla vita acquatica delle aree interessate non sono ancora noti. Se nel breve periodo il rilascio di carbonio organico aumentera’, nel lungo periodo, con la progressiva riduzione dei ghiacciai, questa quantita’ e’ destinata a diminuire inevitabilmente con conseguenze imprevedibili. Al momento i microrganismi che sono alla base della catena alimentare possono prosperare grazie al carbonio organico rilasciato dai ghiacciai. Ma quando i ghiacciai  tenderanno a ridursi, anche i microrganismi entreranno in “sofferenza da carbonio”, e potrebbe determinarsi un cambiamento dell’intera catena alimentare. Sul problema dell’aumento del carbonio se ne era occupato alcuni anni fa Benjamin Abbot, nello studio condotto presso l’ University of Alaska Fairbanks. L’esperto in merito ciò aveva dichiarato che “l’ aumento della stima è dovuta all’inclusione di alcuni processi che mancano nei modelli attuali e delle nuove stime della quantità di carbonio organico stoccata in profondità nel terreno congelato”, constatando che “c’è più carbonio organico nei suoli del nord che in tutti gli esseri viventi; è sconvolgente.” I territori in particolar modo del Nord, detengono circa 1.700 miliardi di miliardi di tonnellate di carbonio organico, circa quattro volte più di tutto il carbonio emesso dalle attività umane. Il suo tudio però si era concentrato su un ulteriore problematica allarmante: quando il permafrost si scioglie, il materiale organico nel terreno si decompone e rilascia gas come metano e anidride carbonica nell’atmosfera. L’esperto ha dichiarato che “nella maggior parte degli ecosistemi la materia organica è concentrata ad un metro di profondità nel terreno, ma quando i territori artici congelano e scongelano, il carbonio può scendere molti metri in profondità” ed ha concluso “sappiamo di un sacco di processi che influenzeranno il destino del carbonio nell’Artico, ma noi non sappiamo ancora come inserirli nei modelli climatici”.