Come prognosticato dai modelli matematici il mese di Gennaio si chiuderà all’insegna del freddo e del maltempo su buona parte dell’Italia, in particolare sulle regioni centro-meridionali, grazie all’affondo verso l’Europa centrale e il bacino centro-occidentale del Mediterraneo del “lobo scandinavo” (o europeo) del vortice polare. La situazione sinottica sull’area euro-atlantica continua ad essere dominata da una vasta saccatura, di origine artica, disposta lungo un asse N/NE-S/SO, che dall’Artico russo si protende fino al basso Adriatico e alla Puglia, avvettando masse d’aria fredde, d’estrazione polare marittima.
Tale saccatura continua a rimanere stazionaria grazie alla presenza, ad ovest, in pieno Atlantico, di un vasto promontorio anticiclonico dinamico che s’innalza con i propri elementi fino alle coste orientali candesi. All’interno della saccatura di matrice artica troviamo in azione anche un minimo depressionario, ben strutturato nella media troposfera, e alimentato in quota da una moderata avvezione fredda polare marittima, che sotto la spinta del ramo discendente del “getto polare” si è spinto fino al cuore del Mediterraneo. Attualmente sul basso Tirreno la circolazione depressionaria si spingerà in direzione dello Ionio, continuando ad apportare condizioni d’instabilità su gran parte del meridione, con piogge, rovesci e temporali, nevosi fino a bassa quota fra Puglia, Calabria, e sopra gli 800 metri in Sicilia. Nella giornata di domani la situazione barica nello scenario europeo subirà un nuovo cambiamento operato dall’approfondimento della depressione, a carattere freddo, legata al “lobo scandinavo” del vortice polare, posizionata sul basso mar di Norvegia, fra le Shetland e la costa meridionale norvegese, con un minimo barico al suolo stimato sui 965 hpa.
Da questa profonda depressione, riempita di aria molto fredda in quota, e caratterizzata da valori di geopotenziale davvero molto bassi a 500 hpa, pressata da ovest dal robusto promontorio azzorriano, si propagherà una nuova e corposa saccatura che attraverso la Francia affonderà con i propri elementi fino al bacino centro-occidentale del Mediterraneo. L’affondo di questa saccatura, nel corso della giornata, determinerà anche una marcata erosione delle propaggini più orientali del promontorio anticiclonico delle Azzorre, che verranno costrette a ritirarsi in direzione della Spagna e dell’Atlantico. Ciò determinerà, a partire dalla serata di domani, un consistente inspessimento del “gradiente barico orizzontale” su tutto il Mediterraneo centrale, con una conseguente intensificazione della ventilazione da SO e O-SO, che si attiverà lungo il margine più meridionale della saccatura in ingresso sul Mediterraneo.
Nel corso della nottata successiva, difatti, il robusto promontorio anticiclonico oceanico, rafforzandosi ulteriormente sul vicino Atlantico orientale, si contrapporà con le isobare piuttosto strette, facenti capo alla depressione a carattere freddo, in fra il basso mar di Norvegia e il mar del Nord, poco ad est delle coste orientali scozzesi. Questa depressione fredda, scivolando velocemente di latitudine fino in prossimità delle coste olandesi, interagirà con la barriera alpina. A contatto con le Alpi la profonda depressione di origine artica subirà un vero e proprio “split” orografico, con il contemporaneo isolamento di un nuovo minimo depressionario derivato sottovento, sul Golfo di Genova.
L’interazione fra le opposte figure bariche produrrà una significativa compressione del “gradiente barico orizzontale” fra il Tirreno e l’Italia settentrionale che determinerà un intenso squilibrio barometrico fra la costa nord-africana e i mari italiani. Questo fitto “gradiente barico orizzontale” che si verrà a costruire, acuito ulteriormente dalla spinta di masse d’aria sempre più fredde, di origini polari marittime, in sfondamento dal Rodano, che a loro volta causeranno un aumento della pressione barometrica sul mare delle Baleari, agevolerà l’innesco di una forte ventilazione da O-SO e SO, che dal mar di Alboran e dal Canale di Sardegna si propagherà a tutto il Tirreno, fino alle coste di Toscana, Lazio, Campania, Calabria, Basilicata, tramite un intenso libeccio che risalirà il bacino tirrenico, sollevando un imponente moto ondoso, con onde di “mare vivo” che potranno raggiungere i 3.0-4.0 metri di altezza.

I venti più forti, a partire dalla serata di domani, dovrebbero sferzare dapprima la Corsica, con raffiche da O-SO molto forti capaci di toccare i 90-100 km/h a Capo Corso, per propagarsi al basso mar Ligure, all’isola di Gorgona e alle coste della Toscana, fra carrarese e livornese, dove in nottata subentreranno forti burrasche da SO e O-SO. In particolare tra livornese, pistoiese, massese, pisano e senese il libeccio, molto forte e a raffiche, oltrepasserà la soglia d’attenzione, con picchi di oltre 70-80 km/h nei punti più esposti della fascia costiera. Ma raffiche molto forti, in grado di lambire picchi estremi fino a 90-100 km/h, si potranno misurare alla Gorgona. La libecciata andrà avanti fino alla tarda mattinata di venerdì 30 Gennaio, perdendo parte della sua intensità solo a partire dal pomeriggio successivo, allorquando i venti ruoteranno più da Ovest e O-NO, divenendo via via meno intensi.
Parte di questi intensi venti di libeccio, dopo aver sferzato le coste di Toscana, Lazio e Campania si propagheranno verso l’entroterra scavalcando molto velocemente le creste dell’Appennino e scivolando sotto furiose raffiche di “garbino” lungo le coste adriatiche, tra Molise, Basilicata e Puglia, con picchi capaci di superare la soglia degli 80-90 km/h lungo l’uscita delle principali vallate appenniniche. Qui l’effetto del vento di caduta dai crinali dell’Appennino Molisano e Lucano farà acquistare ulteriore velocità alla massa d’aria che raggiungerà le sottostanti vallate e le coste del basso Adriatico tramite impetuose e turbolenti folate che potranno risultare, a tratti, anche molto forti. Il “garbino” sulle coste del basso Adriatico soffierà in modo molto forte fino al pomeriggio di venerdì 31, con forti raffiche di caduta che batteranno in modo particolare la Puglia centro-meridionale. Specialmente il Salento dove i venti da SO, in risalita dall’alto Ionio, potranno agevolmente toccare i 70-80 km/h.
Attese consistenti mareggiate lungo le coste tirreniche con onde fino a 5.0 metri
La presenza di un “Fetch” (lo spazio di mare su cui soffia il vento) molto ampio, che dal tratto di mare antistante la costa algerina si estende fino al Canale di Sardegna, mare di Sardegna e al Tirreno centro-meridionale, favorirà lo sviluppo di un moto ondoso molto consistente su tutti i bacini più meridionali e sui mari che circondano la Sardegna meridionale e la Sicilia. In particolare il Canale di Sardegna ed il Tirreno centro-meridionale, direttamente esposti alle burrasche da O-SO e Ovest. Sul Tirreno centro-meridionale i forti venti da O-SO e Ovest genereranno entro la serata di venerdì imponenti onde di “mare vivo” che potranno raggiungere i 4.0-5.0 metri di altezza nel tratto di mare antistante le coste della Campania e del Lazio.
Queste ondate, piuttosto alte, si dirigeranno verso i litorali della bassa Toscana, del Lazio e della Campania, attivando su questi mareggiate di debole e moderata intensità che potranno arrecare anche dei danni nei tratti soggetti al fenomeno dell’erosione. Ma un rapido aumento del moto ondoso è atteso pure fra Canale di Sicilia, Ionio e Adriatico orientale, che da mossi diventeranno molto mossi, fino ad agitato a largo lo Ionio settentrionale, con possibili mareggiate di debole intensità sulle coste del Salento aperte a sud-ovest.


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