Clima: l’effetto serra raddoppia gli eventi estremi legati a La Niña

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“Le regioni interessate potranno sperimentare eventi estremi opposti da un anno all’altro”

el-nino-la-ninaUn nuovo studio lancia ancora una volta l’allarme clima: con il surriscaldamento globale, gli eventi meteorologici estremi legati a La Niña nel Pacifico potrebbe presto raddoppiare la loro frequenza colpendo ogni 13 anni, rispetto a circa ogni 23 anni come succede ora. Nell’analisi, pubblicata su Nature Climate Change, sono stati analizzati i modelli climatici globali in grado di simulare gli eventi estremi provocati da La Niña, il fenomeno climatico periodico causato da un raffreddamento delle correnti dell’Oceano Pacifico centro-orientale. Secondo i ricercatori l’evento che puo’ innescare in tutto il mondo inondazioni, ondate di calore, tempeste di neve ed uragani, potrebbe presto colpire quasi due volte piu’ spesso rispetto a come ha fatto in precedenza a causa del riscaldamento globale. I risultati tuttavia non suggeriscono un programma regolare di eventi estremi de La Niña: “stiamo dicendo solo che in media ci aspettiamo di vederne uno ogni 13 anni”, ha spiegato Wenju Cai del Commonwealth Scientific and Industrial Research Organization australiano e autore principale dello studio. “Non possiamo prevedere esattamente quando accadranno, ma i dati ci suggeriscono che, in media, ci accingiamo a osservarne di piu’.” I nuovi dati sottolineano inoltre l’aumento di probabilita’ per alcune aree ad essere colpite da fenomeni meteorologici estremi opposti di anno in anno, per esempio siccita’ seguita da inondazioni. Gli scienziati hanno scoperto infatti come circa il 75% degli eventi estremi de La Niña “avverranno immediatamente dopo” un evento estremo provocato da El Niño. Un precedente studio aveva gia’ dimostrato come, a causa dell’aumento dei livelli di gas serra in atmosfera, anche i fenomeni legati al Niño potrebbero aumentare drasticamente la loro frequenza, colpendo ogni dieci anni, anziche’ ogni 20 come succede ora. “Le implicazioni sono profonde”, ha commentato Cai. “Significa che le regioni interessate potranno sperimentare eventi estremi opposti da un anno all’altro.”