Continua a crollare il prezzo del petrolio, i sauditi mettono alle strette lo shale americano

MeteoWeb

shale gasContinua a calare il prezzo del petrolio, mentre l’OPEC annuncia che la prossima riunione dei paesi produttori si terra non prima della prossima estate. Secondo queste dichiarazioni il prezzo del petrolio dovrebbe continuare a scendere, creando un danno economico non indifferente per l’intera industria petrolifera mondiale. Ormai è chiaro quale sia l’obiettivo dei sauditi e la strategia che seguiranno nei prossimi mesi intenta nel mettere alle strette lo shale statunitense. Lo scenario, riguardo la produzione e la gestione dei principali impianti petroliferi del mondo sta cambiando, divenendo sempre più complesso, con più competitor e più tecnologie estrattive che ora rischiano di mettere in pericolo la fiorente economia petrolifera delle ricche monarchie del Golfo, dipendente dall’oro nero. Pertanto non bisogna stupirsi più di tanto se nelle prossime settimane il prezzo del petrolio subirà nuove significative oscillazioni sui mercati internazionali.

Shale gasDifatti, con il crollo del prezzo del greggio sul mercato internazionale l’estrazione di shale oil non è più economicamente sostenibile. Con il barile che scende sotto quota 60 $, e la sensibile diminuzione dei ricavi attesi, i costi di estrazione, richiesti dallo shale, non sono più sostenibili. Di conseguenza molti impianti rischiano la chiusura. Il che implica che gli Stati Uniti dovranno tornare a comprare petrolio dai grandi produttori stranieri, come l’Arabia Saudita e le altre ricche Monarchie del Golfo Persico. Ora che il costo del petrolio oscilla sui 48 $, attorno i 50 $ le quotazioni del Brent, questa pressione esercitata dai paesi arabi rischia di mettere in crisi l’intera produzione dello shale, creando nuove pericolose destabilizzazione per l’economia americana che preoccupano non poco gli analisti. Accresciute anche dal fatto che in questi ultimissimi anni negli USA si è scatenata una vera e propria corsa allo shale, con l’ingresso di piccole imprese e grandi gruppi imprenditoriali che hanno investito enormi capitali per sostenere la nuova tecnica estrattiva. Ora bisognerà vedere fino a che punto i cartelli dell’OPEC sono disposti ad andare avanti seguendo questa precisa strategia di destabilizzazione dello shale americano.