Le copiose nevicate del 31 Dicembre 2014, potenza dell'”Adriatic Sea Effect snow” e del “Tyrrhenian sea effect snow”

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neve reggiocalabria gallico catona (3)Le copiose, ed in qualche caso eccezionali (riferimento per le coste della Sicilia), nevicate che il 31 Dicembre hanno interessato le regioni del medio-basso versante adriatico e l’estremo sud del territorio italiano sono state prodotte ed originate da un fenomeno molto analogo a quello del famoso “lake effect” statunitense e canadese. Come ben evidenziano le immagini satellitari e le singole moviole, osservate durante la serata del 30 Dicembre e la giornata del 31 Dicembre 2014, si è notato come le masse d’aria molto fredde, per non dire gelide in quota, trovandosi a scorrere sopra mari ancora piuttosto caldi, come il medio-basso Adriatico, il Tirreno meridionale e lo Ionio, si sono sensibilmente instabilizzate. La forte destabilizzazione del flusso molto freddo, in sfondamento dalle Alpi Dinariche ha favorito il rapido sviluppo, lungo la direzione prevalente dell’avvezione fredda, di imponenti “serpentoni” nuvolosi cumuliformi, piuttosto estesi, che hanno raggiunto le rispettive coste sopravento scaricano precipitazioni a prevalente carattere di rovescio o temporale. Ad esempio, le abbondanti nevicate che hanno imbiancato la Sicilia, con accumuli di neve fresca fino alle aree costiere del trapanese, palermitano e messinese, sono state portate dal “Tyrrhenian sea effect snow”. Le masse d’aria molto fredde che si sono riversate sul Tirreno, su acque superficiali ancora molto miti, con valori sui +17°C +18°C, hanno acceso enormi contrasti termici che hanno inasprito il “gradiente termico verticale”.

L'intensa nuvolosità associata al “Tyrrhenian Sea Effect” in azione proprio sulle coste della Sicilia settentrionale
L’intensa nuvolosità associata al “Tyrrhenian Sea Effect snow” in azione proprio sulle coste della Sicilia settentrionale

I forti contrasti termici che si sono determinati sopra la più calda superficie marina hanno favorito l’innesco di una forte attività convettiva (violenti moti ascendenti della colonna d’aria), producendo intense turbolenze, molto pericolose per la navigazione area, che si propagano fino all’alta troposfera. Da tali forti moti convettivi si sono sviluppati imponenti addensamenti nuvolosi a sviluppo verticale, come grossi cumuli, congesti e cumulonembi in aria fredda (interamente ghiacciati), che sopra la superficie marina si sono caricati di umidità raggiungendo le aree costiere sopravvento e scaricando su queste forti rovesci, spesso sotto forma di manifestazioni temporalesche, che hanno assunto carattere nevoso fino ai litorali della Sicilia. Una volta generate queste bande nuvolose convettive cumuliformi di forma lineare, si sono distese lungo la direzione del vento dominate a 500 hpa (il vento prevalente nella media troposfera) fino a sconfinare sulle limitrofe coste calabresi e siciliane, dove a causa dello “stau” (forzatura orografica che costringe le masse d’aria a salire di quota e raffreddarsi raggiungendo la saturazione) hanno apportato intensi nuclei precipitativi. Lungo le coste della Calabria tirrenica e della Sicilia settentrionale il “Tyrrhenian sea effect snow”, accompagnato da correnti piuttosto tese da NO in quota e nei bassi strati (da Nord sulla Sicilia settentrionale), genera molto spesso intense fasi precipitative, con piogge e rovesci continui, ulteriormente esaltati dall’aspra orografia calabrese e siciliana (Catena Costiera, Serre, Aspromonte, Madonie, Nebrodi e Peloritani) che con il suo contributo blocca ogni singolo addensamento nuvoloso in formazione sopra il basso Tirreno.

images (1)Quasi tutti gli eventi nevosi tra Calabria e Sicilia, attribuiti al fenomeno del “Tyrrhenian sea effect snow”, si originano in merito allo sviluppo o al posizionamento di profonde aree depressionarie che vanno a collocarsi tra il mar Ionio (Ionio low), golfo di Taranto (Taranto Low) e più raramente sul Canale d’Otranto, tra il nord della Grecia e le coste albanesi. Con questa peculiare collocazione le depressioni riescono ad aprire la porta alle masse d’aria molto gelide provenienti dalle lande ghiacciate dell’Europa centro-orientale. A volte persino dalla Russia o dall’ovest della Siberia (in tal caso ci troviamo dinnanzi aria gelidissima), il tanto invocato “Burian“, nel caso in cui l’alta pressione delle Azzorre riesce a trovare il legame con la propaggine più occidentale dell’immenso e gelido anticiclone termico “russo-siberiano”, che presenta valori barici di oltre 1050 hpa fra le pianure Sarmatica e bassopiano della Siberia occidentale.

Le persistenti nevicate sulle regioni adriatiche, in azione l'”Adriatic Sea Effect snow”

 Le persistenti nevicate che hanno ammantato di bianco le regioni adriatiche, dalle Marche fino al sud della Puglia, sono state create dall’”Adriatic Sea Effect snow”. Fenomeno che si attiva ogni qual volta che un intenso nucleo di aria fredda, o gelida, dalla regione carpatico-danubiana, dopo aver valicato le Alpi Dinariche, si versa sopra il bacino del mar Adriatico, contrastando con le acque superficiali decisamente miti. Durante il passaggio dell’aria molto fredda sopra il mar Adriatico, già la sera del 30, si sono sviluppate delle bande nuvolose lineari, che si sono mosse verso le coste di Marche, Abruzzo, Molise e Puglia, apportando consistenti precipitazioni, divenute nevose sino ai litorali, date le termiche insolitamente basse a 850 hpa (valori fino a -10°C).

La storica nevicata che ha sepolto la città di Urbino
La storica nevicata che ha sepolto la città di Urbino durante l’ultimo episodio di “Burian” del Febbraio 2012

Le più importanti nevicate, come quelle osservate ad inizio Febbraio 2012 tra coste di Marche e Abruzzo, sono da addebitare proprio al fenomeno dell’”Adriatic Sea Effect snow”, che favori lo sviluppo di estesi e compatti addensamenti che si ammassarono sul versante orientale dell’Appennino, causando persistenti fitte nevicate che durarono per intere giornate in città di mare come Ancona o Pescara. Va ricordato che in questo caso i moti convettivi sono stati esaltati dalla ventilazione nord-orientale, piuttosto accentuata, che raggiunte le coste adriatiche è stata costretta a risalire i pendii dei rilievi dell’Appennino Marchigiano, Abruzzese, molisano e del Gargano. Raggiunta una certa altezza la massa d’aria si è saturata, condensandosi in imponenti annuvolamenti orografici che hanno dato luogo a persistenti nevicate, di debole e moderata intensità, fra Marche, Abruzzo, Molise e persino sul foggiano, barese, tarantino e nel brindisino. Le nevicate più intense, come previsto, hanno coinvolto l’aquilano, il chietino, il teramano e tutto l’entroterra molisano, il Gargano e le Murge, dove i fenomeni persistenti hanno garantito accumuli significativi.