Ebola: guarita infermiera scozzese di Save the Children

MeteoWeb

“E’ anche grazie al coraggio di Pauline e di tutti coloro che ogni giorno stanno lavorando per combattere il virus, che questi risultati sono stati possibili”

EBOLA COPL’organizzazione non governativa (Ong) Save the Children ha accolto con favore la guarigione dal virus ebola dell’infermiera scozzese Pauline Cafferkey, che ha lavorato presso il centro di trattamento per l’ebola di Save the Children in Sierra Leone e che all’inizio di gennaio era rientrata nel suo paese dopo aver accusato i primi sintomi di contagio. “Siamo felici per Pauline Cafferkey, che ha finalmente sconfitto l’ebola, e per la sua famiglia che puo’ finalmente riabbracciarla”, ha commentato Valerio Neri, direttore generale di Save the Children Italia, secondo quanto si legge in un comunicato. “Nonostante i rischi per la propria sicurezza, Pauline si era offerta volontariamente di mettere a disposizione le sue competenze di infermiera per contribuire a salvare le vite dei malati di Ebola nel nostro centro di trattamento a Kerry Town, in Sierra Leone”, ha spiegato Neri. “Qualche giorno fa, proprio da quel centro, e’ stato dimesso il centesimo paziente che ha sconfitto il virus, un ragazzino di soli 12 anni. E’ anche grazie al coraggio di Pauline e di tutti coloro che ogni giorno stanno lavorando per combattere il virus, che questi risultati sono stati possibili. Per questo siamo ancora piu’ determinati a continuare il nostro lavoro e i nostri sforzi per vincere la malattia”, ha aggiunto. L’ebola ha ucciso moltissimi operatori sanitari nei paesi colpiti dal virus. “Il ruolo dei medici e degli infermieri come Pauline, che volontariamente hanno deciso di recarsi in questi paesi e offrire il loro aiuto ai malati, e’ stato ancora piu’ prezioso e continua ad essere determinante nella lotta all’ebola”, ha proseguito il direttore di Save the Children. Prima dello scoppio dell’epidemia di ebola in Sierra Leone c’erano solo 127 medici, uno ogni 45.455 persone. La Liberia aveva otto ospedali ogni 10 mila abitanti, a fronte di paesi come l’Italia che hanno 36 ospedali ogni 10 mila abitati. In Liberia il governo spendeva 30 dollari a persona ogni anno sulla salute, in Sierra Leone 34 dollari e in Guinea solo 19 dollari. Nello stesso anno – si legge nella nota – gli Usa e la Norvegia investivano 3.278 e 5.080 dollari per ciascun abitante ogni anno sulla salute. L’Organizzazione mondiale della sanita’ (Oms) raccomanda che il minimo essenziale di spesa sulla sanita’ per ogni abitante debba essere di almeno 60 dollari a persona. “I sistemi sanitari in Guinea, Liberia e Sierra Leone erano gia’ in condizioni precarie prima dello scoppio dell’epidemia di ebola e quest’ultima li ha fatti definitivamente collassare”, ha spiegato Neri, secondo il quale “l’intervento della comunita’ internazionale e’ stato fondamentale, grazie anche al contributo di queste donne e di questi uomini che hanno sostenuto e stanno ancora sostenendo la lotta all’ebola”. Oltre ai piu’ di 21 mila casi segnalati e ai piu’ di 8 mila morti, con l’epidemia i bambini e le loro famiglie adesso hanno timore ad andare negli ospedali per paura di contrarre il virus e quindi anche malattie comuni e curabili come la malaria o la diarrea, stanno diventando mortali soprattutto per chi e’ piu’ vulnerabile come i bambini. “Siamo di fronte a un’intera generazione a rischio. Questi bambini hanno subito dei traumi devastanti, hanno perso i loro affetti e vivono in un paese in cui vi e’ un forte rischio di insicurezza alimentare. Da circa un anno non possono andare a scuola e mancano delle basi piu’ elementari di cui hanno bisogno per sopravvivere”, ha concluso Neri. Si stima infatti che l’impatto economico dell’epidemia in questi tre paesi superera’ i 2 miliardi di dollari nel 2014-2015. Oltre alle conseguenze economiche ci sono le conseguenze sociali, che ricadono soprattutto sui bambini: sono oltre 12 mila i bambini che hanno perso uno o entrambi i genitori e che ora si trovano di fronte ad un futuro incerto. Le scuole sono chiuse dall’inizio dell’epidemia e sono circa 5 milioni i bambini che non possono frequentare le lezioni. Save the Children ha immediatamente risposto all’emergenza ebola in Sierra Leone, Liberia e Guinea, con la priorita’ di fermare la malattia, sia attraverso una campagna di prevenzione e sensibilizzazione di massa, che attraverso un intervento sanitario diretto, in Sierra Leone e Liberia, dove sono stati allestiti centri di Trattamento per la cura dei malati. In Liberia – grazie all’intervento di Save the Children – sono state raggiunte direttamente 34 mila persone, grazie ai programmi di prevenzione nella trasmissione del virus, e sono state costruite due unita’ di trattamento per la cura dei malati e due centri di cura comunitari per fornire un primo rapido screening e conseguente isolamento per coloro che manifestavano i primi sintomi del contagio. In Sierra Leone Save the Children ha dato sostegno e formazione ad oltre mille operatori sanitari a Free Town e ha raggiunto quasi 100 mila persone con la sua campagna di sensibilizzazione, fornendo inoltre assistenza e supporto ai minori non accompagnati e agli orfani dell’ebola. L’organizzazione, grazie al sostegno del governo britannico, ha infine costruito un centro di trattamento a Kerry Town con 80 posti letto.