Epifania, WWF: quello di zucchero è l’unico carbone che piace all’ambiente

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carbone“Il carbone dolce che tradizionalmente la Befana il 6 gennaio porta ai bambini è l’unico carbone che piace all’ambiente, visto che il vero carbone è il combustibile fossile che minaccia di più la nostra salute e il clima”. Lo afferma il Wwf ricordando che, come riporta la campagna ‘no al carbone, si al futuro’, il carbone rilascia in atmosfera, nei terreni e nelle acque, le maggiori quantità di inquinanti a parità di energia prodotta ed. “Il governo merita un grosso sacco di carbone vero: in barba agli impegni dichiarati di non favorire l’uso del carbone, ha concluso l’anno con oscuri provvedimenti tesi a far eludere le norme ambientali e consentire la riapertura della centrale di Vado Ligure, posta sotto sequestro dalla magistratura che ha documentato i danni alla salute dell’impianto inquinante; la centrale sorge oltretutto in pieno centro abitato e non rispetta le prescrizioni dell’autorizzazione ambientale” afferma Mariagrazia Midulla, responsabile Clima ed Energia del Wwf Italia, secondo cui “quelli assunti a fine anno sono provvedimenti poco trasparenti che garantiscono i debiti dell’azienda e non certo la salute dei cittadini, l’ambiente e nemmeno i lavoratori”. Nel sito dedicato alla campagna è pubblicato il recente edizione del rapporto ‘Carbone: un ritorno al passato inutile e pericoloso’ dove si legge che ‘attualmente in Italia sono in funzione 13 centrali a carbone, assai diverse per potenza installata e anche per la tecnologia impiegata. Questi impianti hanno prodotto circa 44.726 Gwh nel 2011, 49.141Gwh nel 2012 e 45.104 Gwh nel 2013 contribuendo rispettivamente all’12,9%, al 14,4% e al 13,7% del fabbisogno elettrico complessivo. A fronte di questi dati, il Wwf sottolinea che gli impianti a carbone nel 2011 avevano prodotto oltre 38,3 milioni di tonnellate di Co2 che nel 2012 dovrebbero aver raggiunto circa 42,8 milioni di tonnellate e che ne 2013, malgrado il calo dei consumi, avrebbero superato 39,3 milioni di tonnellate, corrispondenti a oltre 1/3 di tutte le emissioni del sistema elettrico nazionale. Il carbone è anche un grosso problema sanitario. Se si chiudessero tutte le centrali elettriche alimentate a carbone in Europa si eviterebbero oltre 18.200 morti ogni anno, si risparmierebbero 2.100.000 giorni di cure farmacologiche e fino a 42,8 miliardi di euro l’anno in costi sanitari, secondo quanto riferito dall’associazione europea Heal – Healt and Enviroment Alliance. Secondo il recente dossier ‘L’impatto sanitario del carbone – La funzione sociale del medico: promotore di salute e ambiente’ ad esempio la chiusura dell’impianto di Vado ligure (secondo quanto scritto nel Decreto di Sequestro Preventivo dei gruppi a carbone della centrale termoelettrica di Vado Ligure, emesso da parte del Tribunale di Savona in data 11 marzo 2014) eviterebbe ogni anno mediamente: 86 ricoveri complessivi di bambini per patologie respiratorie e asma, 235 ricoveri complessivi di adulti (malattie cardiache più respiratorie) 48 morti tra gli adulti (malattie cardiache più respiratorie). Secondo il Wwf, le centrali a carbone risultano sempre più inutili anche per il sistema energetico nazionale, in forte overcapacity con gli impianti costretti a funzionare a scartamento ridotto o addirittura a stare fermi. Del resto, sottolinea il Wwf, i dati sono chiari: in Italia ci sono oltre 125.000 Mw di potenza installata con una disponibilità reale (al netto delle manutenzioni e dei fattori di indisponibilità) di oltre 78.700 MW a fronte di una domanda di punta è rimasta pressoché invariata e che non ha mai superato i 56.822 MW (massimo picco storico).