L’influenza “è una delle malattie più imprevedibili. Quest’anno, non pensavamo che ci potesse essere un’epidemia particolarmente aggressiva, come invece sembrerebbe”
Per vaccinarsi contro l’influenza è ‘tecnicamente’ tardi, considerando che l’epidemia è esplosa. Sono quindi alte le probabilità di ammalarsi prima che il vaccino cominci la sua azione protettiva, ovvero una decina di giorno dopo. “Ma non è inutile, perché l’epidemia potrebbe protrarsi e la protezione, se si ha la fortuna di non ammalarsi proprio nei giorni successivi alla vaccinazione, è un’importante opportunità. Si tratta di una piccola scommessa, che ha una buona percentuale di beneficio e comunque non c’è nulla da perdere”, dice all’Adnkronos Salute Paolo Bonanni, ordinario di Igiene all’università di Firenze e coordinatore board vaccini e strategie di vaccinazione della Siti, Società italiana di igiene. L’influenza, spiega l’esperto, “è una delle malattie più imprevedibili. Non possiamo sapere quando durerà, se siamo già al picco o se ancora i casi saliranno, protraendo di qualche settimana il fenomeno. Quest’anno, poi, non pensavamo che ci potesse essere un’epidemia particolarmente aggressiva, come invece sembrerebbe”. E il motivo della maggiore gravità clinica del virus, probabilmente, “è anche legato alla maggiore circolazione dei virus legata alle mancate vaccinazioni dopo l’ingiustificato allarme sulla presunta pericolosità all’inizio della campagna vaccinale, che ha minato la fiducia del cittadino nel vaccino”, aggiunge Bonanni. “In America e in alcuni Paesi europei, inoltre, sta circolando un virus – A/H3N2 – mutato, con una variante non contenuta nel vaccino. E questo è un altro elemento imprevisto. Ma sappiamo anche che il 70% dei casi nel nostro Paese è da A/H1N1, che ci aspettavamo circolasse e che è contenuto nel vaccino. Questo è un ulteriore punto a favore della scelta di vaccinarsi”, conclude.


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