Le Giuggiole: frutti molto versatili e salutari ma quasi dimenticati

GIUGGIOLE COPNel 1612 venne pubblicata la 1°edizione del Vocabolario dell’Accademia della Crusca. Essa riportava l’espressione metaforica “andare in brodo di giuggiole” . Ma a quale significato letterale è legata? L’origine va ricercata nel giuggiolo, scientificamente noto come Zizyphus vulgaris, un piccolo albero, appartenente alla famiglia delle Rhamnaceae, originario del Medio Oriente, forse della Siria, diffusosi nel corso dei secoli in tutti i paesi mediterranei; che vanta una vasta area di distribuzione, dalla Cina alla Spagna.

 GIUGGIOLEI suoi frutti si chiamano giuggiole e sono dialettalmente conosciute come “zuzzole, scicule, zinzuli”. Si tratta di drupe ovoidali, lisce e lucenti di color marrone, tendente al rosso, con polpa dalla consistenza farinosa e dal sapore dolce-acidulo. Le giuggiole, dette anche “datteri cinesi”, hanno purtroppo perso interesse tra le persone, venendo spesso sottovalutate, ritenute frutti minori. Anche se al giorno d’oggi sono pochi gli alberi che campeggiano nelle case di campagna, in passato questi frutti erano largamente utilizzati. Fu Erodoto, nelle “Storie”, a paragonare la loro dolcezza a quella del dattero, precisando che dalla fermentazione della polpa si ottiene un vino inebriante conosciuto già da Egizi e Fenici; mentre alcuni ipotizzano che il loto di cui parlò Omero nel nono libro dell’Odissea fosse una specie di giuggiolo selvatico e che quindi l’incantesimo dei Lotofagi non fosse provocato da narcotici, ma dalla bevanda preparata con i frutti del nostro piccolo albero. 

GIUGGIOLE 3Per i Romani, il giuggiolo divenne l’albero simbolo del silenzio e fu usato per adornare i templi della dea Prudenza, nonostante bisognerà aspettare il Rinascimento per la “riscoperta” dei suoi preziosi versatili impieghi. Fu allora che, in prossimità del lago di Garda, dove la potente famiglia dei Gonzaga aveva la sua residenza estiva, venne prodotto e offerto agli ospiti un delizioso elisir a base di giuggiole, il cosiddetto “brodo di giuggiole”, ideale per accompagnare le torte e i biscotti secchi che venivano inzuppati nel liquido, oppure per essere centellinato come liquore in eleganti bicchierini. Il successo fu talmente grande che l’espressione assunse un carattere proverbiale, per indicare qualcosa di talmente buono da far quasi uscire di sé per la contentezza; ossia andare in visibilio per qualcosa.

GIUGGIOLE 5Secondo la leggenda, una specie affine al giuggiolo servì a preparare la corona di spine di Gesù e di sicuro, in Romagna e nelle case coloniche, l’albero di giuggiolo, ritenuto un portafortuna, veniva collocato sull’uscio delle dimore. Ricche di vitamina C, le giuggiole proteggono il sistema cardiovascolare, irrobustiscono il sistema immunitario, contrastano la sinusite, i batteri e alcune malattie pericolose (es. scorbuto); contengono potassio e magnesio capaci di controllare gli elettroliti nel corpo umano. I frutti sono efficaci nell’alleviare le infiammazioni della gola ma anche raucedini, bronchiti e raffreddori; riducono gli stati d’ansia, il nervosismo e la depressione accompagnati, spesso, da insonnia, sono ottimi tonici naturali in caso di astenia e affaticamento fisico e hanno un blando effetto lassativo per via della presenza di antrachinoni.

GIUGGIOLE 6Le giuggiole, utilizzate nella medicina tradizionale cinese per alleviare lo stress, come antimicotico naturale, antibiotico naturale, sedativo e immunostimolante, hanno proprietà neuroprotettive e nootropiche, aumentando le capacità cognitive dell’essere umano. Nei paesi arabi, le giuggiole sono uno dei quattro “frutti pettorali”, insieme a fichi, datteri ed uva sultanina e vengono impiegate nella produzione di decotti ed infusi emollienti per curare i sintomi del raffreddore e le infezioni alle vie respiratorie. Come consumarle? Fresche o secche, ma soprattutto per la preparazione di marmellate, confetture, gelati, liquori, sotto grappa o in salamoia. Una curiosità: in certe zone del Veneto, le donne che avevano continuamente bisogno di saliva per umettare le dita e tirare il filo da avvolgere, le impiegavano come caramelle per aumentare la salivazione.