“Allo stato e’ possibile accedere al ponte 3 del Norman Atlantic dove c’e’ una temperatura di circa 80 gradi, mentre negli altri ambienti letemperature superano ancora i 200 gradi”. Lo ha detto il procuratore di Bari Giuseppe Volpe. “Il funzionario del registro navale ha compiuto una prima ispezione sul traghetto – ha aggiunto – e dovra’ completare il lavoro entro un paio di giorni cercando di raggiungere ambienti piu’ interni”.
Lo scafo del Norman Atlantic non ha lesioni e quindi “non ci sono rischi di sversamento”. Lo ha assicurato il procuratore di Bari Giuseppe Volpe. “Sappiamo – ha aggiunto – che all’interno ci sono derrate alimentari e la nostra preoccupazione e’ arrivare alla rimozione dei mezzi contenuti nel garage comprese le derrate alimentari deperibili”. Se non sara’ possibile rimorchiare il relitto a Bari, ha aggiunto, potrebbe essere comunque spostato su una banchina piu’ idonea a Brindisi dove “tagliare il portellone di poppa per estrarre i veicoli e farli dettagliatamente analizzare dai tecnici e dai medici legali”. Il procuratore ha detto che “non ci dovrebbero essere rischi se il relitto non verra’ rimosso”. A bordo c’e’ ancora fuoco e inoltre la nave e’ leggermente inclinata, quindi non c’e’ certezza che in caso di trasferimento mantenga la stabilita’.
LA NAVE RIMANE A BRINDISI – Il relitto del traghetto “Norman Atlantic” restera’ ormeggiato nel porto di Brindisi. Almeno per ora. “Di sicuro fino a quando gli ispettori del Registro italiano navale (Rina, ndr) non termineranno tutti i rilievi e le analisi del caso”, riferisce Michele Angiuli, comandante dei vigili del fuoco di Brindisi che ha partecipato al vertice pomeridiano che si e’ svolto a Bari. All’incontro hanno preso parte anche il procuratore capo di Bari, Giuseppe Volpe, il sostituto Ettore Cardinali, i vigili del fuoco di Brindisi, il personale del Nucleo investigativo antincendio e gli uomini delle capitanerie di porto di Bari e Brindisi. Per il momento e’ sconsigliato lo spostamento del relitto dal molo brindisino: un viaggio di 50 miglia potrebbe comprometterne l’integrita’. “Soprattutto non navigherebbe in sicurezza”, specifica Cardinali. Che chiarisce anche quali sono le difficolta’ in cui le indagini – che intendono ricostruire cosa e’ esattamente accaduto lo scorso 28 dicembre quando un incendio ha devastato il traghetto e causato la morte di undici persone- stanno inciampando. “Oggi siamo potuti entrare sul ponte tre, vi e’ un accesso ma c’e’ un tale cumulo di macerie che e’ impossibile procedere a un campionamento”, dice il magistrato e prosegue: “A bordo ci sono piccoli focolai che pero’ sono pericolosi e non ci consentono di fare quello che abbiamo in programma”. Ovvero? “L’apertura drastica della nave”, risponde. E come si fa? “Vorremmo tagliarla”, aggiunge e spiega: “Innanzitutto dobbiamo cambiare l’ormeggio che dal fianco, condizione in cui si trova ora, dovrebbe passare da poppa, come se fosse pronto a imbarcare passeggeri e mezzi”. E dopo? “Dovremmo sbloccare il portellone e per farlo dobbiamo tagliare le lamiere ma una volta effettuata questa operazione, il relitto non potra’ essere piu’ spostato. Per questo abbiamo coinvolto i tecnici del Rina, dovevano dirci se potevamo trainarlo altrove ma lo hanno sconsigliato”. Lo stazionamento nel porto di Brindisi non crea preoccupazioni: non ci sono falle nello scafo, nessun pericolo sversamenti in mare. “Naturalmente continueremo a monitorare la situazione nei prossimi giorni: le ispezioni proseguiranno”, assicura Angiuli. Il sopralluogo odierno non ha prodotto novita’: ancora un’analisi visiva ha interessato il ponte tre che custodisce le carcasse di auto ormai liquefatte. “Fino a quando non entreremo nella stiva, fino a che non raggiungeremo il cuore del traghetto in cui si e’ sviluppato il rogo, non ci saranno grandi novita'”, prevede Cardinali. Domani il copione si ripetera’: altri controlli a bordo, sperando che le temperature interne – ancora alte – inizino a scendere.


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