
Anche se con meno enfasi rispetto alle previsioni il primo forte “Nor’easter” del 2015 ha duramente flagellato le coste del New England, con nevicate diffuse, venti molto forti, prevalentemente da N-NE e Nord, e intense mareggiate che hanno martellato la baia di Cape Cod, con onde alte fino a 5 metri. Più che per le nevicate, che sono risultate comunque intense e persistenti per diverse ore, il grosso dei disagi stavolta è stato apportato proprio dai venti molto forti da N-NE che hanno sferzato l’intera area costiera, fra Long Island e Massachusetts, con raffiche a tratti davvero impetuose, che hanno lambito gli 80-90 km/h, arrivando a sfiorare la soglia dei 100 km/h nell’area di Cape Cod.
La forte ventilazione nord-orientale, attivata dal potente “gradiente barico orizzontale” presente lungo il bordo nord-occidentale della profonda depressione extratropicale che risaliva dalla Pennsylvania, ha trasformato le nevicate in autentiche tormente di neve che per svariate ore hanno avvolto l’intera area costiera del New England. Incluse le aree metropolitane di Boston, dove l’accumulo complessivo di neve fresca ha raggiunto i 60 cm, e New York, con un accumulo poco sopra i 30 cm, ma con picchi di mezzo metro in diversi punti di Long Island. I cumuli eolici hanno fatto il resto, creando muri di neve alti fino a 70-80 cm. Alla fine si è trattato di un comune ma intenso “Nor’easter”, come quelli che normalmente, fra Ottobre e Marzo colpiscono con una certa frequenza il nord-est degli Stati Uniti, scaricando forti nevicate accompagnate da venti burrascosi e da temperature che possono scendere sotto i -10°C.
Ma i disagi e le ripercussioni nel sistema dei trasporti delle grandi città statunitensi sono stati davvero ingenti. Per quel che riguardo il tipo di configurazione si è venuta a determinare la classica situazione di blocco, con la presenza di un robusto promontorio anticiclonico di blocco sulla West Coast che ha esteso la propria influenza in direzione del versante orientale delle Montagne Rocciose e del Middle-West. Lungo il bordo più orientale di questo promontorio anticiclonico di blocco scorreva un ramo discendente del “getto polare” che passando al traverso degli States centrali ha contribuito a gonfiare la saccatura artica, estesa dall’Artico canadese fino al sud-est degli Stati Uniti, propagandola ulteriormente verso latitudini più meridionali. Questa saccatura, venendo alimentata lungo il proprio bordo occidentale da questo ramo discendente del “getto polare” ha cominciato a profondare, con i propri elementi più meridionali, fino alla Louisiana e al Mississippi, producendo una intensa avvezione di vorticità positiva in quota che ha in seguito agevolato lo sviluppo di una circolazione depressionaria (extratropicale), ben radicata a tutte le quote (grazie anche all’intervento dell’avvezione fredda ad ovest del minimo, mentre ad est si stabiliva una rimonta di masse d’aria molto più miti e umide, d’estrazione sub-tropicale oceanica).
Questa ciclogenesi, nel corso della notte fra lunedì 26 e martedì 27 Gennaio 2015, evolvendo verso nord-est o nord-nord/est, si è notevolmente approfondita, grazie alla costante alimentazione fredda, artico canadese, che scivola sul suo bordo occidentale, coadiuvata dalla discesa meridiana (da nord verso sud) del “getto polare”, il quale inaspriva l’avvezione di vorticità positiva che teneva in vita la stessa ciclogenesi, in spostamento a ridosso dell’East Coast. Tale tipo di configurazione, in genere, specie quando il minimo barico nei bassi strati si localizza poco a largo delle città di New York e Boston (come in questo caso), predispone una intensa ventilazione dai quadranti nord-orientali, con la classica componente da N-NE e NE, che trasporta aria piuttosto umida dalla superficie oceanica verso la fascia costiera. L’aria molto umida oceanica, una volta raggiunte le aree costiere del New England, tende a interagire con le masse d’aria molto più fredde, di origine artica, che dal Canada orientale scivolano in direzione dell’East Coast (il New England per la precisione), umidificandole notevolmente al punto da produrre una estesa nuvolosità bassa (spesso la base delle nubi cariche di neve può essere di soli 300-200 metri sulle coste del Massachusetts, Long Island e New Jersey, come sulla stessa New York) che dà la stura a persistenti precipitazioni, le quali assumono un prevalente carattere nevoso con la discesa di aria molto fredda dal Canada orientale.
Da tali interazioni, fra l’aria umida temperata oceanica e quella fredda canadese, si è creato l’ambiente ideale per intense e persistenti nevicate fino alle coste, in grado di lasciare accumuli a dir poco consistenti, anche di oltre i 50-60 cm in pochissime ore. Ma i “Nor’easter” più violenti, non per caso, sono quelli che si sviluppano lungo il ramo più meridionale della “corrente del Golfo”, dove gli affondi artici possono stimolare la genesi di profondi cicloni extratropicali, davanti le coste del South e North Carolina, che tendono ad approfondirsi, risalendo e bordando l’intera East Coast americana, fino a Terranova e il mare del Labrador, sotto la spinta del ramo ascendente del “getto polare” che risale dal sud degli States. In genere, questo tipo di ciclogenesi, tendono ad assumere un grande sviluppo grazie all’enorme calore latente e al vapore acqueo trasmesso alle masse d’aria sovrastanti dalla calda “corrente del Golfo”, la quale agevola la convenzione (quindi la formazione di nubi temporalesche) e inasprisce notevolmente i contrasti termici con l’East Coast, che rimane in balia delle fredde, o meglio gelide, masse d’aria polari che scivolano lungo il bordo occidentale della circolazione depressionaria (con venti al suolo settentrionali ad ovest del minimo).
Questi contrasti termici possono daranno origine ad un estesa massa nuvolosa (con nubi cumuliformi al traverso del fronte freddo) che dall’Atlantico occidentale (dall’area dove nasce il ramo principale della “corrente del Golfo”) risale fino alle coste del New England, dal New Jersey fino al Maine, dando luogo a fitte precipitazioni diffuse su un area molto estesa, le quali tendono a dipanarsi da est o E-NE lungo il settore dell’occlusione. In questa situazione le precipitazioni, dato il campo termico nei bassi strati negativo e il contemporaneo afflusso di aria sempre più fredda da NE aspirata dalla profonda ciclogenesi che trasla davanti la costa atlantica, dovrebbero assumere carattere prevalentemente nevoso fino alle coste, dal New Jersey fino al Maine. Solo lungo la fascia costiera, tra Cape Cod e Nantucket, l’afflusso di aria un po’ più mite dall’oceano spinta dai venti di burrasca, da N-NE e NE, attivati dalla stessa depressione, le precipitazioni potrebbero tramutarsi in pioggia, con temperature sui +2°C +3°C sul livello del mare.

Ma oltre alle forti nevicate il passaggio ravvicinato di questa profonda depressione ha prodotto venti piuttosto forti, che localmente, soprattutto attorno Cape Cod e sulle coste del Massachusetts, hanno raggiunto l’intensità di tempesta nelle raffiche più forti, andando oltre gli 80-90 km/h. Fra le raffiche più forti citiamo gli 89 km/h registrati a Block Island e i 72 km/h a Boston. Venendo alimentata lungo il suo bordo più occidentale, dalla discesa di masse d’aria molto fredde che dal Quèbec scivolavano verso il nord-est degli States, la depressione a carattere freddo si è approfondita notevolmente nella notte fra lunedì 26 e martedì 27 Gennaio 2015, fino a toccare un minimo barico sceso sotto i 984 hpa posizionato poco a largo di Cape Cod. Muovendosi poco a largo delle coste del Massachusetts, con un minimo barico di ben 984 hpa, il ciclone extratropicale genererà un forte “gradiente barico orizzontale”, particolarmente attivo sul bordo nord-occidentale del ciclone extratropicale, ha attivato impetuose burrasche da N-NE e NE lungo le coste del New England, con locali rinforzi di tempesta nel tratto di oceano antistante Cape Cod e la costa dello stato del Massachusetts, particolarmente aperta ai venti dal quadrante nord-orientale.
Proprio in oceano i venti molto forti dai quadranti nord-orientali, presenti nel settore post-frontale, a seguito del fronte freddo principale, hanno toccato i picchi di oltre i 90-100 km/h, con raffiche di picco fino a 110 km/h nel tratto di oceano antistante. Durante il pomeriggio di martedì 27 Gennaio, e la successiva serata, con il graduale spostamento verso nord-nord/est del profondo ciclone extratropicale a carattere freddo, un “gradiente barico orizzontale” molto stretto, con isobare ravvicinate fra loro, ha continuato a rimanere chiuso fra il Massachusetts, la parte orientale del New Hampshire, il Maine e le coste meridionali dell’isola canadese della Nuova Scozia, agevolando una notevole intensificazione dei venti da N-NE e Nord, che potranno toccare punte di oltre 80 km/h. Questi venti molto intensi, spazzando aree già ben innevate, hanno anche determinato il fenomeno dello “scaccianeve basso”, i turbini di neve sollevati dalle forti folate di vento (che superano i 60 km/h) che causano delle drastiche riduzioni della visibilità orizzontale, rendendo disagevoli i trasporti aeroportuali, ferroviari e stradali. Ora la situazione è rapidamente migliorata, con l’allontanamento della profonda depressione a carattere freddo verso il mar del Labrador e l’Atlantico nord-occidentale. Ma nei prossimi giorni, fra domani e sabato 31, il passaggio di un nuovo sistema frontale potrebbe dare luogo a nuove precipitazioni nevose, seppur meno intense di quelle cadute abbondantemente ad inizio settimana.


Vuoi ricevere le notifiche sulle nostre notizie più importanti?