”Una nuova protezione civile integrata, costruita mettendo insieme conoscenze scientifiche e saperi umanistici, politologici, sociologici, psicologici ed economici, per integrare le diagnosi effettuate sui dati rilevati dentro percorsi di conoscenza che vadano oltre la semplice individuazione tecnica delle risposte da dare”. E’ la proposta del capo della Protezione civile Franco Gabrielli illustrata oggi all’Università della Calabria, nella lectio magistralis in occasione dell’inaugurazione dell’anno accademico. Parlando del rischio idrogeologico e del rischio sismico, Gabrielli ha spiegato: ”Il nostro territorio è come il corpo di un ammalato. La differenza è che nel nostro modello di sviluppo ancora in uso abbiamo preteso che i comportamenti degli abitanti e la manutenzione del corpo non fossero correlati e sinergici, ma separati e affidati a soggetti diversi, dando al pubblico la responsabilità di riparare a guasti e situazioni di rischio e al privato di agire come se i rischi non ci fossero, con il risultato, spesso, di aggravare le condizioni di salute del territorio fino a renderlo incurabile”. Secondo il capo della Protezione civile, ”conoscenza scientifica e pensiero tecnico e tecnologico hanno accettato questa divisione di responsabilità, accettando per conseguenza di ridursi a indicare soluzioni tecnicamente possibili ma non correlate ai comportamenti, ai criteri di scelta, alle priorità degli abitanti, contribuendo senza volerlo alla creazione di una pseudo cultura del diritto alla sicurezza a prescindere dalle scelte di ognuno”.
”Fare protezione civile oggi è diventato veramente difficile, impossibile mi azzardo a dire, se consideriamo un diritto acquisito il federalismo delle risorse e delle opportunità di visibilità e lo statalismo delle cose andate storte, dei costi insostenibili, delle risposte pretese dai cittadini e non date a livello locale”. E’ uno dei passaggi della lectio magistralis tenuta dal capo della Protezione civile Franco Gabrielli all’Università della Calabria in occasione dell’inaugurazione dell’anno accademico. ”Occorrerà rimettere le mani -ha proseguitoGabrielli– anche sui nostri modelli organizzativi, ma per farlo senza finzioni e senza illusioni di nessun genere ci serve un po’ più di cultura, ci servono nuove integrazioni di saperi e conoscenze, ci serve che le stesse banche dati ci dicano contemporaneamente cosa bisogna fare e di chi possiamo fidarci per agire, ci dicano le soluzioni tecniche che esistono per risolvere un problema e le condizioni economiche, culturali prima ancora che politiche, che ne rendono possibile l’utilizzo, ci diano il conforto della scienza per poter decidere, se del caso, che la soluzione tecnica è inoperabile e occorre rimettere a tema soluzioni che non vorremmo, come l’abbandono di pezzi di territorio”.
”La sproporzione tra il poco che facciamo e che abbiamo fatto e il necessario cresce di anno in anno. I soli rischi idrogeologico e sismico ai livelli che raggiungono in Calabria richiederebbero interventi per decenni, per importi commisurabili a frazioni importanti del Pil italiano più che del bilancio dello Stato. Il discorso vale, a maggior ragione, per l’insieme delle regioni italiane e per l’intera gamma dei rischi naturali e antropici con i quali conviviamo”. Lo ha affermato il capo della Protezione civile Franco Gabrielli, intervenendo questa mattina con una lectio magistralis all’inaugurazione dell’anno accademico dell’Università della Calabria. Parlando dei rischi idrogeologici e sismici in particolare sul territorio calabrese, il capo dipartimento della Protezione civile ha poi aggiunto: ”Ci sono esempi importanti di costruzioni antisismiche realizzate in legno, ci sono aziende floride in altre regioni italiane che si dedicano a questi sistemi di prefabbricazione. È impossibile pensare che in Calabria almeno una parte del patrimonio forestale venga utilizzata per produrre materia prima per costruzioni antisismiche, magari per arrivare poi a una idea di sviluppo, almeno nel comparto abitativo, che privilegi questo modello di realizzazione, riducendo almeno il potere, l’invasività e i guadagni della funesta industria della cementificazione?”.


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