La mappa genetica del mais ‘d’epoca’, basata su semi che risalgono a un periodo compreso fra 6.000 e 700 anni fa, ha ricostruito le due principali vie di diffusione del mais dal Messico agli Stati Uniti. La pianta si sarebbe diffusa imboccando un percorso di montagna, circa 4.000 anni fa, e una ‘strada costiera’ 2000 anni dopo. Coordinato da Rute da Fonseca e Thomas Gilbert dell’universita’ danese di Copenhagen, il risultato e’ stato pubblicato sulla rivista Nature Plants. I semi su cui si e’ basato lo studio provengono da 28 siti archeologici di Stati Uniti e Messico, l’analisi del loro Dna e’ stata confrontata con la mappa genetica del mais moderno e con quella di antichi mais dal Cile. E’ stato cosi’ possibile ricostruire evoluzione e storia genetica di una delle piante piu’ diffuse per l’alimentazione umana e animale. Lo studio ha scoperto che dopo essere stato domesticato dal teosinte, una pianta selvatica nel sud del Messico, il mais ha ‘imboccato’ due strade diverse per diffondersi negli Stati Uniti: una di montagna, attraversando la Sierra Madre circa 4.000 anni fa e un’altra ‘costiera’, percorrendo le coste del Pacifico 2000 anni dopo. Oltre a dire come e’ stato introdotto il mais negli Stati Uniti, la ricerca mette in evidenza anche come gli impatti climatici e culturali hanno fatto adattare la pianta ad un clima secco e hanno selezionato specie di mais dolce. ”Questi dati univoci sul mais hanno permesso di seguire i cambiamenti che si sono verificati a livello genetico nel tempo” rileva Fonseca. I ricercatori infatti hanno identificato i singoli geni coinvolti nell’adattamento alla siccita’ e i geni responsabili dei cambiamenti nella composizione dell’amido e degli zuccheri che hanno portato allo sviluppo di mais dolce, preferito sia dai nativi americani sia poi dagli europei.
Ricerca: ricostruita la mappa genetica del mais antico


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