Scioglimento dei ghiacciai e la Mappa 3d della Groenlandia: ecco cosa è successo e cosa succederà

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La realizzazione della mappa ha reso possibile studiare come essi si siano formati e soprattutto cosa c’è da aspettarsi nell’imminente futuro se non si arresta il loro irrefrenabile scioglimento

nasa groenlandiaContinuano sempre in modo più approfondito gli studi e le ricerche da parte degli esperti per trovare una possibile e soprattutto rapida soluzione per contenere il fenomeno dell’innalzamento del livello dei mari, fenomeno che è diretta conseguenza dell’aumento delle temperature e dello scioglimento dei ghiacciai a livello mondiale. Posto che il problema è ben ormai conosciuto così come la catena causa-effetto che si genera, i ricercatori dell’Università del Texas, guidati da Joe MacGregor hanno ultimato la realizzazione della prima mappa in 3D della calotta di ghiaccio della Groenlandia: uno strato profondo fino a 3000 metri il cui scioglimento provocherebbe l’innalzamento dei mari di oltre 7 metri.

artide-groenlandia-1Il fine di questa imponente ricostruzione è stato quello di poter capire prima, come si sia formata la calotta polare nei millenni, per poi mettere in evidenza come essa è cambiata e si è evoluta rispetto ai fenomeni climatici che si sono susseguiti negli anni. Conoscendo la radice dell’evoluzione del più esteso ghiacciaio del mondo, i ricercatori  vogliono arrivare a capire come poter agire nell’imminente futuro per arginare il problema dell’innalzamento dei mari a livello globale.

ghiacciai-della-GroenlandiaLa ricerca è stata pubblicata su Journal of Geophysical Research Earth Surface ed è stata realizzata con strumenti tecnologici all’avanguardia; aerei dotati di speciali radar hanno sorvolato l’area prima, per poi penetrare in profondità degli strati ghiacciosi con delle potenti trivelle. I dati raccolti sono stati sottoposti ad un’analisi accurata da parte del team di lavoro di MacGregor. Dopo l’analisi, hanno proceduto con la creazione della mappa dei vari strati di ghiaccio che si sono accumulati nel tempo a partire da 130.000 anni fa. Sotto una copertura di ghiacci creati dall’inizio dell’Olocene 11.700 anni fa, ci sono quelli che si sono accumulati durante l’ultima era glaciale. Ma sotto ancora ci sono quelli più vecchi del periodo Eemiano, tra 115 mila e 130 mila anni fa, quando le temperature erano simili a quelle attuali. Lo spesso strato di ghiaccio che ricopre la Groenlandia mostra già alcuni anni segni di ‘cedimento’ ; allarme preoccupante di uno scioglimento accellerato che, se fosse completo, porterebbe all’innalzamento dei mari di oltre 7 metri.

GroenlandiaLo scioglimento e’ causato dall’aumento delle temperature e da decenni molti ricercatori stanno cercando di ricostruirne il passato per capire come la calotta abbia appunto risposto ai cambiamenti climatici nel tempo; una volta compreso ciò potrà risultare più semplice prevedere come essa tenderà a reagire ai cambiamenti climatici prospettati per il futuro e quindi potremo avere anche una risposta in fattore “tempo”: quanto resta prima che lo scioglimento si aggravi?Trivellando i ghiacci e’ stato possibile analizzare i vari strati che si sono accumulati nel corso di migliaia di anni, passando dalle epoche piu’ recenti in superficie fino a 130.000 anni fa, trivellando fino a circa 3000 metri di profondita’. Queste conoscenze erano state finora limitate ai pochi punti in cui sono state effettuate le trivellazioni e il nuovo metodo, reso possibile grazie ai dati raccolti dal progetto IceBridge della Nasa, hanno reso possibile per la prima volta la ricostruzione di questa mappatura dei ghiacci in 3D. Queste nuove informazioni saranno fondamentali per prevedere come risponderanno nei prossimi anni i ghiacci all’aumento delle temperature e di quanto contribuiranno all’innalzamento dei mari.

scioglimento_ghiacciai-Nel caso della calotta della Groenlandia  si sa che più rapida è la crescita della temperatura e più rapido sarà lo sciogliersi dei ghiacci, secondo gli esperimenti di modellazione al computer realizzati dai geologi della Penn State University.  “ Anche se molti scienziati ritengono che lo scioglimento delle calotte glaciali della terra abbia come conseguenza l’immediato innalzamento del livello dei mari , in realtà non sappiamo quando questo possa verificarsi” ha affermato Patrick Applegate , ricercatore del Penn State’s Earth and Environment System Institute. Lo scioglimento di tutta la calotta che ricopre la Gronlandia  provocherebbe sicuramente una catastrofe. Negli ultimi 100 anni il livello del mare, nell’area di New York è aumentano di ben 30 cm, ad esempio. Cosa succede realmente e qual è la catena che si innesca?

2010_03_29_11_47_47Il ghiaccio marino artico riflette la radiazione solare nell’atmosfera e quando si scioglie, lasciando dei tratti di mare scoperti l’acqua tende ad assorbire  energia solare e dunque restituisce all’atmosfera ulteriore calore. E’ un processo concatenante.  E’ un po’ quelli che alcuni esperti hanno definito sistema feed back, ossia un sistema dinamico in cui una determinata azione produce inevitabilmente una serie di effetti a catena che vanno ad aumentare le conseguenze dell’azione scatenante medesima.  Dinnanzi al surriscaldamento dei ghiacci polari, come azione primaria, segue un’accellerazione dell’incremento delle temperature dell’artico, da qui l’ulteriore scioglimento della calotta e dunque ancora maggiore scopertura di altre parti del mare sottostante, come in un circolo virtuoso. In Gronelandia un anno più caldo provoca maggior scioglimento ai bordi della calotta, si abbassa dunque la quota della superficie. Ad una superficie più bassa corrisponde un’atmosfera più calda e dunque la fusione dei ghiacci continua a crescere. Il procedere di questo meccanismo porta come fine ultimo quello dell’innalzamento del livello dei mari. “ La nostra analisi, riguardo l’innalzamento del livello del mare, suggerisce che i benefici che si avrebbero dalla riduzione dei gas ad effetto serra potrebbero essere maggiori se la riduzione delle emissioni iniziasse prima che si verifichino aumenti consistenti delle temperature” hanno suggerito i ricercatori nello studio, pubblicato su Climate Dynamics. L’esperto ha concluso affermando che “se vogliamo fare qualcosa per arginare l’aumento dei livello dei mari dobbiamo farlo prima piuttosto che dopo. Più a lungo aspettiamo e più rapidamente avvengono cambiamenti e rimediare sarà poi più difficile”  o forse, impossibile.