A bordo “c’è una confusione organizzata, un po’ come quando da ragazzina arrivano i tuoi genitori e ti dicono di mettere tutto in ordine e tu dici di no, perché va bene così”
Ogni tanto c’e’ qualche sorpresa, perche’ la Stazione spaziale internazionale “e’ una struttura complessa”, ma a bordo “mi sento a casa”. Parola di Samantha Cristoforetti, prima astronauta donna italiana a volare nell’avamposto umano nello Spazio, in collegamento con la sede dell’Agenzia spaziale italiana per rispondere alle domande di studenti liceali e universitari. Oggi sono sessanta giorni dall’inizio della missione Futura. “Mi sento un po’ extraterrestre- ‘confessa’ Cristoforetti- “mi sento molto a casa” a bordo della Stazione. “Il bilancio finora e’ molto positivo- spiega- questa e’ un’esperienza eccezionale”. E riassume tutti gli esperimenti portati avanti in questi primi due mesi di missione (che complessivamente ne durera’ sei, fino a maggio). Si e’ occupata di due sessioni dell’esperimento Blind/Imagined, e delle prime per Drain Brain e Wearable monitoring, grazie agli strumenti portati nei giorni scorsi dalla capsula Dragon. Sta indossando per 36 ore- tranne per una concessione speciale per la videochiamata a Terra- i sensori che controllano i ritmi circadiani, cura delle piantine e si occupa di moscerini della frutta, “con cui condividiamo il 70% dei geni”. A bordo “c’e’ una confusione organizzata- sorride-, un po’ come quando da ragazzina arrivano i tuoi genitori e ti dicono di mettere tutto in ordine e tu dici di no, perche’ va bene cosi'”. E se proprio ci sono degli elementi che non si trovano “possiamo sempre chiamare Houston”.


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