Nuova scoperta relativa alla memoria magnetica di un meteorite, ricostruiti aspetti del suo passato evolutivo
Il team di scienziati dell’Università di Cambridge ha analizzato le proprietà magnetiche di meteoriti antichi bombardandone alcuni campioni con un intenso fascio di raggi X prodotto dal sincrotrone BESSY II a Berlino: è stata così realizzata una mappa della magnetizzazione su scala nanometrica dei metalli contenuti nei meteoriti (pallasiti, composti in prevalenza da ferro e nichel e tempestati di cristalli di silicati), ed è stato rilevato il momento in cui il nucleo dell’asteroide si è solidificato.
I campi magnetici generati dagli asteroidi sono stati molto più persistenti di quanto finora ritenuto, durando fino a diverse centinaia di milioni di anni. Per lungo tempo si è ritenuto che i meteoriti ricchi di metalli abbiano una debole memoria magnetica poiché sono soprattutto composti di ferro, che ha una scarsa capacità di mantenere a lungo traccia dei campi magnetici con cui interagisce. All’interno dei meteoriti studiati vi sono minuscole particelle di tetrataenite, un minerale magnetico che mantiene una memoria magnetica di miliardi di anni.
“E’ curioso pensare che studiamo altri corpi celesti per conoscere meglio quello che accade sulla Terra,” ha dichiara James Bryson, dell’Università di Cambridge. “Dato che gli asteroidi sono molto più piccoli della Terra, si sono raffreddati molto più velocemente, perciò questi processi sono avvenuti in un lasso di tempo più breve, permettendoci di studiare l’intero processo di solidificazione del nucleo.“


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