Il nucleo di aria gelida in quota, che la scorsa settimana sostava fra la Russia europea, la Bielorussia e l’Ucraina, grazie alla notevole spinta dinamica del blocco anticiclonico presente sull’Europa centro-occidentale, si è fiondato dapprima sulla Turchia e sul mar Egeo, per poi invadere il bacino orientale del Mediterraneo e le coste dell’Asia minore, dalla Siria ai territori Palestinesi, innescando un processo ciclogenetico per effetto sottovento, con annessa frontogenesi nei bassi strati, sul mar di Levante, che ha prodotto l’ondata di maltempo che ha penalizzato l’intera area, fino alle coste dell’Egitto settentrionale e alla penisola del Sinai. La vasta saccatura artica in quota, che dall’Artico russo si estendeva fino al mar Nero e alla Turchia centrale, fra mercoledì 7 e giovedì 8 Gennaio 2015, è riuscita a fiondarsi fino al mar di Levante e alle coste dell’Asia minore, a latitudini particolarmente basse, grazie alla costante alimentazione fornita dal ramo discendente del “getto polare”, che scorreva a gran velocità lungo il bordo più orientale del vasto promontorio anticiclonico di blocco che dall’Atlantico si estendeva al bacino centro-occidentale del mar Mediterraneo.
La presenza di questo ramo discendente del “getto polare”, lungo il margine occidentale della vasta saccatura artica, ha permesso a quest’ultima di gonfiarsi ulteriormente, estendendosi a latitudini più meridionali. L’asse di saccatura, colmo di aria fredda polare continentale, si è proteso verso latitudini più meridionali, sotto la spinta di un impetuoso “getto polare”, supportato dal fitto “gradiente di geopotenziale” presente fra l’ampia struttura anticiclonica, carica di aria molto mite d’estrazione oceanica, e la stessa saccatura, riempita dall’aria molto gelida, facente capo alla circolazione del vortice polare troposferico, in discesa dalle latitudini artiche. Questo mix di elementi ha cosi permesso alle masse d’aria molto fredde, presenti fra la Russia europea, la Bielorussia, la Moldavia e l’Ucraina, di riversarsi e umidificarsi sopra le più miti acque del mar Nero, per poi filtrare sopra il mar Egeo, attraverso venti piuttosto forti da Nord e N-NE, sfociando sul Mediterraneo orientale, lungo il tratto di mare a sud di Creta. Da qui il blocco di aria molto fredda, dopo aver attraversato l’Egeo con forti venti da Nord e N-NE, ha aggirato l’altopiano Anatolico, scorrendo a sud delle coste meridionali della Turchia, lungo il mar di Levante, e penetrando sulle coste di Siria, Libano, Israele, Palestina ed Egitto settentrionale attraverso l’attivazione di una sostenuta ventilazione occidentale che umidificandosi sul Mediterraneo orientale ha saputo dispensare forti piogge, rovesci, temporali e nevicate significative fino a bassa quota sui rilievi e le aree montuose interne di Siria, Libano, Israele e Palestina.
Ma le nevicate più intense hanno interessato le coste settentrionali della Turchia, da Istanbul fino alla città costiera di Ordu, dove nevica in maniera ininterrotta da almeno tre giorni di fila. In alcune città e località della costa turca settentrionale, affacciata sul mar Nero, il manto bianco ha superato i 30-40 cm di spessore, creando notevolissime difficolta ai trasporti, letteralmente paralizzati. Praticamente l’intera fascia costiera della Turchia settentrionale, dall’area metropolitana di Istanbul fino ad Ordu, è stata imbiancata, dopo giorni di fitte nevicate con temperature di appena +0°C a livello del mare e una ventilazione dai quadranti settentrionali che trasportava aria più mite, dopo essere transitata sopra le acque del mar Nero.
Il fenomeno del “Black sea effect snow” all’origine delle forti nevicate che hanno coperto la Turchia settentrionale
Le persistenti nevicate che hanno colpito le coste della Turchia settentrionale sono state determinate da un fenomeno analogo al “lake effect snow” nord-americano, meglio identificato come “Black sea effect snow”. In sostanza le fredde correnti settentrionali, le quali hanno conservato per un lungo periodo le loro origini gelide, dopo essere passate sopra le estese aree continentali dell’Europa orientale innevate, dall’Ucraina si sono versate sopra le miti acque del mar Nero. A contatto con le miti acque superficiali del mar Nero queste si sono umidificate e riscaldate nei bassi strati. Questo riscaldamento della massa d’aria, indotto dal transito della stessa sopra le più tiepide acque superficiali del mar Nero, ha inasprito i forti contrasti termici che si sono determinati sopra la più tiepida superficie marina (forte “gradiente termico verticale”), producendo l’innesco di una spiccata attività convettiva (moti ascendenti della colonna d’aria) che ha agevolato la formazione di una lunga striscia di bande nuvolose cumuliformi (cumuli, cumulonembi piuttosto sviluppati in altezza e con base molto bassa) in grado di apportare precipitazioni sparse, spesso a sfogo di rovescio (con attività elettrica dentro i rovesci), con frequenti gragnolate, scosci di grandine e neve molto umida che arriva a depositarsi sulle coste della Turchia settentrionale. Ll’instabilità convettiva e della nuvolosità cumuliforme, che si dispone in lunghi ed estesi serpentoni distesi lungo la direzione del vento prevalente, viene spiegata dal fatto che a contatto con la più mite superficie marina la massa d’aria gelida si riscalda e si carica di umidità fin dagli strati più bassi, mentre in quota continua a mantenere le sue origini gelide, con valori sotto la soglia dei -35°C.
Tale dinamica tende a esacerbare il “gradiente termico verticale” all’interno della massa d’aria, instabilizzandola dall’interno e alimentando la formazione di imponenti annuvolamenti cumuliformi che giungi sulle coste della Turchia settentrionale e in riva al Bosforo, sotto la spinta dei sostenuti venti settentrionali che spiravano a tutte le quote, hanno poi dato la stura a fitti rovesci di neve, a tratti accompagnati dalla caduta di chicchi di grandine e dalla gragnola. Ciò dà origine al fenomeno che possiamo chiamare “Black sea effect snow”, responsabile delle forti nevicate che nel periodo invernale colpiscono l’area di Istanbul e le coste della Turchia settentrionale. Ma oltre al fenomeno del “Black sea effect snow” si è aggiunto anche lo “stau” (sbarramento orografico) generato dagli elevati monti del Ponto che in queste situazioni, con i venti da Nord e N-NE provenienti dal mar Nero, possono favorire abbondanti nevicate sino alle zone costiere, dato l’elevato “forcing” orografico imposto da questi rilievi piuttosto imponenti. La barriera montuosa del Ponto, con le sue vette oltre i 3000 metri, blocca i freddi e umidi venti settentrionali che scivolano dal mar Nero, costringendo l’aria gelida, a contatto con i primi contrafforti montuosi, a salire bruscamente di quota, saturandosi e favorendo la formazione di estesi annuvolamenti cumuliformi, sul versante sopravento, che tendono a dispensare precipitazioni a carattere nevoso, piuttosto intense e persistenti. Oltre alle forti nevicate la Turchia ha sperimentato anche le prime giornate di gelo sull’altopiano interno, ormai ricoperto da uno spesso strato di neve fresca che sta determinando un forte “Albedo”. Su tutti spiccano i -18.2°C raggiunti ieri a Corum e i -17.4°C a Yozcat.


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