Studenti con tablet e lavagne digitali che consultano materiale da dropbox e bimbi in ospedale che possono partecipare alla lezione in aula interagendo con un tablet: sono i progetti “Samsung Smart Future” e “Scuola in ospedale”

Se pensavate che le tecnologie che sono entrare a far parte della nostra vita in modo quotidiano risparmiassero la cara ed antica scuola, istituzione di serietà e diligenza per eccellenza, vi sbagliavate. Una E-Board al posto della tradizionale lavagna, un server per la connessione a internet, un tablet per l’insegnante e per ciascuno alunno non sono le prospettive di una scuola digitale futura, ma è la realtà di oggi. A Chieti, nella prima D della Secondaria di I grado dell’Istituto Comprensivo n.3, una delle scuole inserite nel Progetto di sperimentazione nazionale “Samsung Smart Future” e una delle 5 in Italia della sperimentazione “scuola in ospedale”, iniziativa che a Chieti coinvolge la Clinica Pediatrica universitaria diretta dal professor Francesco Chiarelli, ha realizzato questo progetto innovativo di scuola del futuro;
la tecnologia migliora la
motivazione allo studio nella “classe rovesciata”, senza lezione frontale, con i ragazzi che consultano online materiali messi a disposizione dai docenti e fanno domande per approfondire temi e concetti. “Il progetto – spiega il dirigente scolastico Paola Di Renzo – nasce dal partenariato tra Samsung e il Centro di Ricerca sull’Educazione ai Media, all’informazione e alla tecnologia dell’Universita’ Cattolica del Sacro Cuore di Milano. E’ inserito nell’ambito delle azioni di Corporate Social Responsability di Samsung e coinvolge una trentina di scuole del primo ciclo di istruzione”. I più scettici al riguardo si chiederanno chissà quanti soldi ha dovuto spendere l’Istituto, o peggio, i genitori di ogni singolo alunno per dotarli di tutto l’occorrente necessario. Ed invece, nessun costo per la scuola: Samsung ha dotato l’istituto di tutto l’hardware e software necessario per allestire la “smart classroom”, gli studenti prelevano da Dropbox i materiali forniti dai docenti, ne discutono in aula senza a necessità di svolgere compiti anche a casa, odiatissimi da ogni studente che si rispetti. “Ci si appassiona al sapere utilizzando metodologie didattiche quali la classe rovesciata (flipped classroom) e la strutturazione di interventi didattici per episodi di apprendimento situato (Eas)” spiega la professoressa Anna Genovese, coordinatrice del consiglio di classe. Riguardo invece al progetto “scuola in ospedale” è previsto che ogni bimbo ricoverato avrà a disposizione un tablet ed la “lavagna sul comodino” per dialogare in diretta con la propria classe durante la degenza. Il progetto e’ coordinato dal professor Gianfranco Puddu e coinvolge un intero consiglio di classe, 12 docenti, 27 alunni della Secondaria di I grado “V. Antonelli” e due docenti della scuola in ospedale.


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