Terremoto nello Stretto di Messina, epicentro localizzato in un’area dove scorrono diverse faglie attive

Dopo mesi di silenzio torna nuovamente a tremare in riva allo Stretto di Messina. Una scossa di terremoto, stimata sui 3.1 Richter secondo i dati forniti dall’INGV, ha interessato l’area dello Stretto di Messina, intorno le 08:17 odierne. Malgrado la bassa magnitudo, di soli 3.1 Richter, il sisma è stato distintamente avvertito dalle popolazioni di Reggio Calabria e Messina, a causa della bassa profondità, soli 10.9 km, e del fenomeno dell’”amplificazione sismica”, che sovente rende i terremoti più forti rispetto al reale potenziale energetico rilasciato. L’epicentro, localizzato nella parte centrale dello Stretto di Messina, nel tratto di costa messinese davanti gli abitati di Galati marina e Mili marina, avrebbe interessato un’area dove da tempo non si registravano scosse, a ridosso della costa messinese dello Stretto. Questa scossa, assieme alle repliche (“aftershock”) che ne faranno seguito nei prossimi giorni, si sarebbe localizzate in un’area dove insistono delle piccole faglie (segmenti) o “microfaglie” che possiamo ritenere “secondarie” alla grossa faglia madre di “Messina-Giardini”, autrice della violenta scossa del 1908, che percorre in parallelo l’area dello stretto da N-NE a S-SO, con un angolo basso verso est. Probabilmente nei prossimi giorni potremo assistere ad una normale sequenza sismica, con nuove scosse, molte delle quali risulteranno strumentali, e non verranno neppure percepite dalla popolazione.

Il fatto curioso riguarda la profondità di questi eventi sismici. Solitamente, in quel punto dello Stretto, si registrano scosse, anche di moderata energia (> 4,0 Richter), che presentano una profondità fra i 6 e gli 8 km. In questo caso la profondità è stata stimata di ben 10.9 km. Al momento questa evento non pare trovare alcun collegamenti con i più recenti sismi che hanno colpito l’area dello Stretto di Messina negli ultimi anni. Come la scossa di 4.0 Richter (epicentro la zona falcata) che la mattina del 23 Dicembre 2013 investì la città di Messina, creando un po’ di spavento fra la popolazione. Nell’area vicino Messina, fra la dorsale nord dei monti Peloritani e la linea di costa, insistono delle piccole faglie (segmenti) o microfaglie, ben conosciute dai sismologi (su tutti spicca il sistema di faglia “Larderia-Curcuraci”), che scorrono in parallelo lungo lo Stretto di Messina. All’imboccatura sud dello Stretto, lungo l’off-shore della Sicilia orientale, là dove spesso si verificano scosse anche dell’ordine dei 3.0 – 3.5 Richter (o attorno i 4.0 Richter di fronte Capo Taormina), troviamo altri sistemi sismogenetici che tendono a immergere sul mar Ionio, intersecando il lembo più meridionale della faglia di Messina. Le piccole scosse avvenute in questi giorni quindi possono essere considerate come degli eventi “normali”. Non è escluso che nei prossimi giorni nelle stesse aree possano verificarsi delle repliche sempre di magnitudo uguale agli eventi registrati nella mattinata di oggi, mentre molte di queste non saranno nemmeno avvertite dalla popolazione. Sequenze sismiche normali, che anno dopo anno interessano ogni singola area dello Stretto di Messina, definendone l’elevata sismicità strumentale.