Carnevale: le più conosciute e rappresentative maschere della tradizione italiana

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E’ nel Rinascimento e nella Commedia dell’Arte che la maschera conquista gli onori del teatro

BRIGHELLALa tradizione italiana che vuole la maschera e il travestimento come uno dei riti che caratterizzano e governano il Carnevale è antichissima, tanto che ogni regione, ogni città, ogni luogo d’Italia ha la propria immagine fissata nel personaggio che la raffigura e la rappresenta. E’ nel Rinascimento e nella Commedia dell’Arte che la maschera conquista gli onori del teatro, fissandosi in alcuni tipi che, tuttora, determinano i principali caratteri e personaggi del multiforme mondo delle maschere italiane. Ecco, quindi, una carrellata delle maschere per antonomasia della tradizione carnevalesca italiana:

BRIGHELLA: molto probabilmente il nome Brighella deriva dalla parola “briga”, vale a dire “intrigo”, che è la caratteristica principale di questa maschera, in grado di dirigere gli imbrogli che vengono compiuti in scena. Il personaggio ha origine dalla Bergamo alta, da quella parte della città che, tradizionalmente, ospitava gli abitanti più intraprendenti. Spesso Brighella, descrivendosi, parlando un miscuglio di bergamasco e veneziano, dice: “mi son omo insigne ne le furberie e le più bele le ho inventate mi, …..”’ Il suo costume è rimasto quello degli antichi Zanni: camicia bianca e pantaloni bianchi. Solo in seguito, ha adottato quelle strisce verdi lungo la casacca e i pantaloni. La maschera è modellata con l’espressione cinica, il naso adunco, le labbra grossolane e i baffetti ricurvi alle estremità .

ARLECCHINOARLECCHINO: originario di Bergamo bassa, parla nel dialetto di quella terra ma poi lo muterà in quello veneto, più dolce e aggraziato. Egli, che rappresentò nel teatro del 1550 la maschera del servo apparentemente sciocco ma in realtà dotato di molto buon senso, è una delle maschere più antiche dato che le sue origini si possono rintracciare nella figura del diavolo burlone delle favole medioevali e in seguito nel buffone delle compagnie di comici girovaghi alle corti principesche o fra i saltimbanchi e gli acrobati nelle fiere e nei mercati dei sobborghi, sempre affollati di gente in cerca di divertimento. Arlecchino, dal carattere stravagante e scapestrato, ghiotto, pieno di debiti e disposto a servire chiunque pur di ricavarne vantaggi, non ci pensa proprio a lavorare ma fa ridere a crepapelle tutti con le sue battute tra capriole, piroette e salti acrobatici. Il suo abito è composto da un giubbetto corto, un paio di pantaloni attillati, entrambi a losanghe e triangoli colorati.

GIANDUJAGIANDUJA: si tratta della più importante maschera piemontese di origine astigiana. Circa 200 anni fa, a Torino, viveva un famoso burattinaio , divenuto celebre grazie ad uno dei suoi burattini, un certo “Gironi”, che in dialetto piemontese significa Gerolamo. Dato che il nome faceva pensare ad allusioni antinapoleoniche (correva l’anno 1798 ed il fratello di Napoleone si chiamava proprio Gerolamo), al burattinaio fu consigliato di cambiare nome al personaggio. Fu allora che conobbe un simpatico contadino, un certo Gioan d’la douja, così chiamato perché gran bevitore e frequentatore di locande (douja in piemontese significa boccale) e, senza pensarci due volte, ribattezzò il suo burattino Gianduja, vestendolo allo stesso modo del contadino: giacca marrone, panciotto giallo, cappello a tre punte e parrucca col codino girato all’insù, sulla cui punta spicca un nastrino rosso. E’ un galantuomo allegro, coraggioso, che ama il buon vino e la buona tavola.

PIERROTPIERROT: furbo ma gran romanticone, è l’unico personaggio che preferisce ad un piatto di minestra una romantica serenata, eseguita sotto la finestra della sua amata con la mandola. Forse è per questo che è pallido e languido e spesso gli scende una lacrima sul viso. Indossa pantaloni di seta lucida bianca, un ampio colletto, una lunga casacca decorata con grossi bottoni neri, papalina sul capo. Pierrot è il simbolo dell’innamorato malinconico e dolce ed è anche il più intelligente dei servi, svelto nel linguaggio, che critica gli errori dei padroni e spesso finge di non capire i loro ordini, eseguendoli al contrario perché li ritiene sbagliati. Riesce a risolvere anche le situazioni più ingarbugliate poiché capace e pieno di buon senso.

PANTALONE: è una maschera veneziana del XVI: rappresenta un vecchio mercante veneziano avaro e brontolone, facilmente raggirato dalla moglie e dalle figlie. Indossa un giubbetto rosso stretto alla cintura, calzoni e calze attillate, mantello nero sulle spalle, scarpettine gialle con punta all’insù. 

COLOMBINA: altra famosissima maschera veneziana, impersona il tipo comico della servetta graziosa, seducente, astuta, vivacissima… è l’immagine perfettamente speculare femminile di Arlecchino. E’ molto affezionata alla sua signora, Rosaura, tanto da combinare imbrogli su imbrogli pur di renderla felice. Ha un vestito semplice con delle balze sul fondo, un grembiule con qualche toppa e un berretto bianco in testa.

PULCINELLAPULCINELLA: Questa maschera con due gobbe ed il naso adunco è la più antica del nostro Paese. Già conosciuta ai tempi dei Romani e sparita con l’arrivo del Cristianesimo, è risorta nel 500’ con la Commedia dell’Arte. Pulcinella indossa un camicione bianco con larghi pantaloni bianchi, ha un cinturone nero in vita, il ventre sporgente, scarpette nere, un cappuccio bianco in testa e una grossa maschera al viso che lascia scoperta solo la bocca. Egli è un servo furbo e pigro, con la voce stridula e acuta, cammina goffamente, gesticola in modo eccessivo, mostrando la sua gioia in modo plateale, saltando, danzando, cantando, gridando. Vive alla giornata sfruttando la sua astuzia, girovagando per i vicoli e i quartieri di Napoli per adeguarsi a qualsiasi situazione (a volte è un abile impostore, a volte un ladro o un ciarlatano, un povero affamato, un ricco prepotente ecc.).

DOTTOR BALANZONEDOTTOR BALANZONE: è un dottore bolognese saccente e chiaccherone che fa credere di essere un grande sapiente ma molto spesso truffa la gente. Indossa un abito nero e sopra una lunga toga nera dalla quale spuntano un grosso colletto ed i polsini bianchi, con in vita una grossa cintura alla quale porta appeso un fazzoletto bianco.

MENEGHINO: è la tipica maschera milanese, divenuta simbolo della città e dei suoi abitanti. Incarna la schiettezza e l’onestà, il lavoratore sensibile e generoso con il cuore in mano “ con el coeur in man”; appellativo che è rimasto tutt’ora ad indicare il tipico cittadino di Milano. Si ipotizza che rappresenti il saggio contadino lombardo, andato ad abitare in città e riveste il ruolo di servitore. L’appellativo di Meneghino, in dialetto Meneghin, deriva forse dal diminutivo di Domenico. Il suo costume è costituito da una lunga casacca verde orlata di rosso, un panciotto decorato a fiorami, calze a righe orizzontali bianche e rosse, parrucca con codino e tricorno marrone.

CAPITAN SPAVENTA CAPITAN SPAVENTA: detto anche Capitan Matamoros, è una maschera nata intorno alla fine del ‘900 in Liguria. Il suo nome intero è Capitan Rodomonte Spaventa di Val d’Inferno e si tratta di uno spadaccino molto particolare, in quanto alla spada preferisce combattere più con la lingua per colpire i nemici. È un giovane di bella presenza con baffetti e pizzetto castano, con un abito colorato a strisce gialle e arancioni ed un grosso cappello piumato, ricchi stivali ed un’enorme spada da moschettiere. È un soldato spagnolo di ventura magro e lunatico con voce tonante e cavernosa, prepotente, codardo e vile, divulgatore di gigantesche frottole di imprese strepitose. È solito prendere in giro gli ufficiali del suo tempo. 

BEPPE NAPPA: è una maschera nata in Calabria, ma si tratta di un personaggio siciliano spensierato e felice, che adora cantare e ballare, combinando a volte qualche guaio. Lavora come servo presso qualche ricco barone, scroccandogli vino e cibo finché non viene scoperto. Ha un lungo naso, è molto buffo, indossa un abito bianco con maniche lunghissime, un paio di scarpe con sopra delle palline colorate e ha in testa un cappello nero.

RUGANTINORUGANTINO: maschera romanissima, con un caratteraccio: è scortese, scorbutico, rappresenta il bullo romano, disposto a prenderne fino a restare tramortito pur di avere l’ultima parola. Tra le sue frasi preferite: “Meglio perde n’amico che na buona proposta”. Rugantino indossa pantaloni, panciotto colorato e giacca rossi, calza scarpe con grandi fibbie e porta un grosso cappello a due punte tipo gendarme. Il suo nome deriva senza dubbio da “rugare” cioè “brontolare, borbottare”. Anche se finisce a botte, il testardo rugantino esclama: “Me ne ha date ma quante gliene ho dette!”. 

STENTERELLO: è una maschera tipica della Toscana. Indossa una giacca blu con il risvolto delle maniche a scacchi rossi e neri; ha un panciotto puntinato verde pisello, dei pantaloncini scuri e corti; una calza rossa e una a strisce bianco-azzurro e le scarpe nere. Porta in testa un cappello nero a barchetta e una parrucca col codino. E’ molto generoso con chi è più povero di lui, è astuto, saggio ed ottimista, superando le insidie della vita. E’ spesso ricercato dai suoi creditori. 

SCARAMUCCIA: è un personaggio napoletano, buffone e spaccone che si diverte a far scherzi, prendendo sempre botte. Porta pantaloni alla zuava con le calze lunghe, una giacca corta, un mantello, un basco nero in testa ed una maschera nera che gli copre il viso.