Dati e riepilogo della furibonda “libecciata” di venerdì: raggiunti i 147 km/h in Calabria, onde alte più di 5 metri sul Tirreno

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wind10m_H_web_9Lo scorso venerdì 30 Gennaio 2015 l’Italia è stata battuta da intense burrasche di libeccio che hanno sferzato buona parte delle nostre regioni, assumendo carattere di vera e propria tempesta, con valori ben oltre forza 8-9 nella scala Beaufort (quella che misura l’intensità del vento in base ai km/h e ai nodi). In alcune aree, specie fra Lazio, Campania, Calabria e Salento, il vento è stato cosi furioso da far registrare raffiche ben oltre i 90-100 km/h a bassa quota, nei punti maggiormente esposti. Localmente, a causa dell’incanalamento orografico e della disposizione delle isobare quasi in parallelo con l’orientamento delle principali vallate, le raffiche di caduta dalle vette dell’Appennino superano picchi di oltre i 90-100 km/h. Se già nei bassi strati, al di sotto dei 400-500 metri di altezza, si sono oltrepassati, agevolmente, i 120-130 km/h, in quota, lungo i principali valichi appenninici, come sulle creste alpine, le raffiche di picco sono divenute davvero estreme, con punte ben oltre i 140-150 km/h nelle aree del crinale dell’Appennino centro-meridionale.

swh_A_web_41Le raffiche più violente si sono avute nel tratto di costa calabrese fra il lametino e il cosentino tirrenico. La massima raffica di picco registrata sul territorio nazionale, durante la libecciata, si è registrata nella stazione meteorologica di Bonifati, piccolo comune del cosentino tirrenico, dove è stato misurato un picco estremo di ben 79 nodi da 210°. Parliamo di una raffica di ben 147 km/h da Sud, una delle più forti registrate negli ultimi anni registrate in Italia dalla rete delle stazioni automatiche in gestione all’Aeronautica Militare. Bonifati è famosa per le furiose raffiche di caduta che si attivano ogni qual volta che dallo Ionio e dalla piana di Sibari si intrufolano intensi venti orientali che sono costretti a scavalcare lo spartiacque della Catena Costiera per rigettarsi verso le coste del cosentino tirrenico, con raffiche di caduta che diventano molto impetuose, specie se il “gradiente barico” è rivolto con i propri massimi verso il Tirreno.

Le mareggiate che hanno duramente flagellato i litorali della Calabria tirrenica (credit Lamma)
Le mareggiate che hanno duramente flagellato i litorali della Calabria tirrenica (credit Lamma)

In questo caso però, con il libeccio, il vento proveniva dal mare. Oltre ai 147 km/h di Bonifati, fra le stazioni meteorologiche ufficiali gestite dall’Aeronautica Militare, vanno citati pure i 75 nodi da 210°, circa 139 km/h da Sud. Il dato di Frontone, davvero notevole, mette in evidenza la particolare esposizione del piccolo comune marchigiano alle sfuriate del “garbino” (noto anche come il “foehn” appenninico per le sue peculiari caratteristiche) che scende a gran velocità dai declivi dell’Appennino. Bisogna mettere in evidenza anche alcuni aspetti orografici per capire perché quasi sempre, sul paese marchigiano, quando si attivano i flussi libecciali (molto forti nella libera atmosfera), si registrano raffiche di vento di tale entità. Frontone, infatti, si trova ai piedi del massiccio montuoso del Catria, che raggiunge la massima altezza, parliamo di ben 1701 metri, proprio con l’omonimo monte. Quando si attivano gli impetuosi venti di caduta, da Sud e SO, la corrente d’aria, in discesa dai crinali e dalle creste più alte dell’Appennino, tende a raffozzarsi sensibilmente, arrivando sul sottostante fondovalle, con fortissime e turbolenti raffiche da Sud, le quali con grande facilità possono oltrepassare i 100-120 km/h.

Profonda depressione sul nord-est ItaliaIn presenza di impetuose libecciate in quota (soprattutto a 850 hpa), sui crinali appenninici si possono innescare dei deflussi d’aria particolarmente forti, in grado di attivare violente raffiche di caduta, che esacerbate dall’”effetto di caduta” e dall’incanalamento orografico nelle principali vallate, possono toccare velocità veramente estreme, fino a 140-150 km/h, ma localmente si può agevolmente oltrepassare tale soglia senza alcun problema. A livello del mare, invece, fra i dati più rilevanti spiccano i 62 nodi da 250°, ossia ben 115 km/h da O-SO, raggiunti dalla stazione meteorologica dell’aeroporto di Lamezia Terme, durante la fase clou della libecciata, quando l’intera costa tirrenica calabrese, dal lametino al cosentino tirrenico, veniva spazzata da vere e proprie bufere da O-SO.

cagliari ventoI venti molto forti, da SO o O-SO, sono stati pilotati verso la penisola italiana e i mari limitrofi dal passaggio di un profondo ciclone extratropicale a carattere freddo, con un minimo al suolo che è sceso al di sotto dei 972 hpa, che dopo aver attraversato la Slovenia e il nord della Croazia si è rapidamente spostato verso la regione danubiana e la Polonia. Il vortice depressionario era talmente profondo da creare un sensibile infittimento di isobare fra Francia, Italia e Mediterraneo centrale. Il notevole “gradiente barico orizzontale” (differenza di pressione) che si è determinato è stato ulteriormente esaltato dalle Alpi e dalla presenza a sud.

liguria ventoQuesto fitto “gradiente barico orizzontale” che si è venuto a realizzare, acuito ulteriormente dalla spinta di masse d’aria sempre più fredde, di origini polari marittime, in sfondamento dal Rodano, che a loro volta hanno prodotto un aumento della pressione barometrica fra la Spagna e il mare delle Baleari, ha agevolato l’innesco di una impetuosa ventilazione da O-SO e SO, che dal mar di Alboran e dal Canale di Sardegna si è estesa velocemente a tutto il Tirreno, fino alle coste di Toscana, Lazio, Campania, Calabria, Basilicata, tramite un intenso libeccio che ha attraversato tutto il Tirreno, fino alle coste della Toscana, Lazio, Campania, Basilicata e Calabria tirrenica. I venti più forti, a partire dalla notte fra giovedì 29 e venerdì 30 Gennaio, hanno sferzato dapprima la Corsica, con raffiche da O-SO molto forti che hanno raggiunto i 90-100 km/h a Capo Corso, per propagarsi alle coste della Toscana e del Lazio, con forti burrasche da SO e O-SO.

Libecciata sulle coste toscane
Libecciata sulle coste toscane

La libecciata ha cominciato a frustare per bene nella mattinata di venerdì 30 Gennaio, con venti intensi che si sono concentrati sul Lazio, le coste della Campania e la Calabria tirrenica, specie il cosentino, dove localmente si sono toccati i 90-100 km/h. Parte di questi intensi venti di libeccio, dopo aver sferzato le coste di Toscana, Lazio e Campania si sono propagati verso l’entroterra scavalcando molto velocemente le creste dell’Appennino e scivolando sotto furiose raffiche di “garbino” lungo le coste adriatiche (versante sottovento), tra Molise, Basilicata orientale e Puglia, con picchi capaci di superare la soglia degli 80-90 km/h lungo l’uscita delle principali vallate appenniniche. I forti venti di libeccio, soffiando lungo tutto il Tirreno, hanno sollevato anche un imponente moto ondoso, con onde di “mare vivo” alte anche più di 4.0-5.0 metri. La presenza di un “Fetch” (lo spazio di mare su cui soffia il vento) molto ampio, che dal tratto di mare antistante la costa algerina si estendeva fino al Canale di Sardegna, mare di Sardegna e al Tirreno centro-meridionale, ha determinato lo sviluppo di onde lunghe e ben formate che si sono rapidamente dirette in direzione delle coste della Campania e del Lazio.

mareggiate (2)Queste ondate, piuttosto alte, si dirigeranno verso i litorali della bassa Toscana, del Lazio e della Campania, attivando su questi mareggiate di debole e moderata intensità che hanno purtroppo arrecato anche dei danni nei tratti soggetti al fenomeno dell’erosione. Il clou delle mareggiate si è raggiunto in serata lungo le coste della Campania e della Calabria tirrenica, dove si sono attivate imponenti onde lunghe, alte fino a 5.0 metri, che hanno provocato danni e disagi sui centri abitati limitrofi al mare. Nel corso del pomeriggio di venerdì 30 Gennaio, con lo spostamento della libecciata verso lo Ionio e il Golfo di Taranto, il moto ondoso è aumentato in modo drastico pure sull’alto Ionio, che da molto mosso è divenuto rapidamente agitato in serata, con onde alte fino a più di 3.0 metri. Queste ondate, nel corso della nottata successiva, si sono spinte verso le coste del Salento, causando su queste mareggiate di debole e moderata intensità nei tratti maggiormente aperti a sud-ovest. In particolare sul litorale leccese.