La devastante mareggiate che nella notte fra giovedì 5 e venerdì 6 Febbraio 2015 ha flagellato l’intero litorale romagnolo, dal ravvenate fino al riminese, è stata prodotta dai fortissimi venti di bora che dal Golfo di Trieste e dall’Istria si propagavano rapidamente alle coste del Veneto e della Romagna. Ma in questo caso, visto anche la presenza sul medio-alto Tirreno di un profondo ciclone extratropicale che ha raggiunto un minimo barico al suolo attorno i 990 hpa, il rapido tracollo dei valori della pressione barometrica ha prodotto una insolita quanto piccola “Storm Surge” (“onda di tempesta”) che è stata capace di creare una vera inondazioni lungo la costa del cesenatico. E in misura minore pure su alcuni tratti della costa riminese e del ravvenate, dove si sono verificate delle temporanee inondazioni.
Con il termine “Storm Surge” s’intende un anomalo innalzamento del livello medio delle acque del mare indotto dal brusco calo della pressione barometrica e dalla contemporanea azione di forti venti di tempesta, diretti verso la costa, che accompagna il passaggio del potente ciclone tropicale che tende a sospingere verso la costa un enorme quantitativo di acque, provocando gravi inondazioni nei tratti di costa pianeggianti. Solitamente le “Storm Surge” si verificano ogni qualvolta una tempesta extratropicale, particolarmente violenta (con venti di uragano), o un grosso ciclone tropicale, animato da un profondissimo “gradiente barico orizzontale”, impattano repentinamente sulla costa, determinando un improvviso aumento del livello medio del mare. Se questo fenomeno, come capitato recentemente, nel 2012, sulle coste del New England con l’impatto del profondissimo ciclone sub-tropicale “Sandy”, si somma ai picchi dell’alta mare, può cagionare devastanti inondazioni, in grado di sommergere i tratti costieri più depressi.
In genere il sensibile aumento del livello medio delle acque oceaniche è indotto dal brusco calo della pressione barometrica e dalla contemporanea azione di forti venti di tempesta, diretti verso la costa, che accompagnano il passaggio di un intenso ciclone tropicale o una profondissima area depressionaria extratropicale, con minimo sotto i 960-950 hpa. Tale fenomeno l’abbiamo osservato qualche anno fa sulle coste del New Jersey, in particolare sulla costa di Atlantic City, durante il “landfall” del profondissimo ciclone sub-tropicale “Sandy”, la cui pressione centrale aveva raggiunto i 940 hpa, un valore estremamente basso per la costa nord-orientale degli USA. Il fenomeno che venerdì mattina si è osservato nel cesenatico presenta caratteristiche analoghe a quanto descritto.

Difatti, nel corso della giornata di giovedì, durante la lenta traslazione verso levante del profondo ciclone extratropicale, i forti venti da Est e E-NE, attivi sul bordo nord-orientale della ciclogenesi, hanno sferzato di traverso l’intero Adriatico settentrionale, con raffiche davvero molto forti che hanno raggiunto l’intensità di tempesta, con punte estreme fino a 140-150 km/h fra il Golfo di Trieste e l’Istria. Le bufere di vento dai quadranti orientali che hanno sferzato l’Adriatico settentrionale, hanno creato un imponente turbolento moto ondoso sopra un bacino estremamente basso che si è diretto in direzione delle prospicienti coste venete e romagnole, generando su queste inusuali mareggiate, con conseguenti allagamenti delle zone più depresse. Qui la furia delle ondate, alzate dai venti molto forti dai quadranti orientali, ha allagato interi tratti di costa, devastando stabilimenti balneari e quel che restava di interi lungomari. In questo caso l’improvvisa crescita del livello del mare è stata prodotta dal rapido tracollo della pressione barometrica. Ma anche dall’azione costante dei forti venti di bora che allineandosi sull’intero bacino, dalle coste istriane fino a quelle della Romagna, hanno mantenuto l’intensità di burrasca forte, con rinforzi di tempesta per diverse ore in mare aperto.



Vuoi ricevere le notifiche sulle nostre notizie più importanti?