Le peggiori scuse utilizzate per non andare a lavoro: attenzione, i capi non se le bevono!

MeteoWeb

Trovare la scusa che sia veritiera per il nostro capo in modo da poter “bigiare” qualche ora dal posto di lavoro è un impegno costante per tutti i lavoratori. Quale la scusa più credibile? Qui di seguito, tutte le scuse peggiori che siano mai state usate, e da non utilizzare mai

lavoroLe scuse per non andare a lavoro sono stati da sempre un escamotage infallibile da utilizzare con il capo per evitare qualche ora di lavoro. Ma attenzione a quelle che vengono utilizzate! Ci sono delle scuse infatti che sono talmente strane che, anche quando sono vere,  sono facilmente scambiate per scuse inventate, e potremo rischiare di andare incontro alle antipatie del nostro principale. Ma nella realtà dei casi concreti le motivazioni reali che portano le persone a  non andare a lavoro sono proprio delle più fantasiose ed incredibili: in Gran Bretagna, uno studio commissionato dal provider di assistenza sanitaria britannica no profit Beneden Health, ha scoperto le 25 motivazioni peggiori che, seppur talvolta vere, sono talmente strane da essere reputate assolutamente non veritiere, quindi, leggetele e non utilizzatele mai.

ImpiegatoTra le spiegazioni più insolite utilizzate dai lavoratori inglesi prima fra tutte quelle legate alla salute; si sa, dinnanzi alle debolezze della salute, anche il capo più severo si ammorbidisce, o in teoria, dovrebbe. Un dipendente ha chiamato il capo per spiegargli che non poteva andare al lavoro quel giorno perché era in pronto soccorso con un piolo sulla lingua. Dopo le scuse di salute, seguono quelle relative ai lutti e quelle legate agli animali domestici: la più esilarante raccolta dal censimento britannico è stata di un uomo che ha detto al capo che il cane che aveva paura  di restare solo in casa e non poteva lasciarlo in nome del rispetto degli animali, o ancora, che gli era morto il criceto. Spesso sentiamo queste scuse esilaranti che ormai sono diventate quasi una battuta sul posto di lavoro, su cui riderci sopra con i propri colleghi. In realtà questo studio ha messo in evidenza come anche se spesso sono le scuse più esilaranti esistono davvero le persone che le utilizzano con il loro principale. Al terzo posto poi, le scuse legate al sesso: mi sono fatta male durante un rapporto sessuale, oppure la mia fidanzata mi ha morso in un punto delicato. Lo studio è stato effettuato su mille lavoratori e mille capi: i risultati – riportati dal ‘Telegraph’ – hanno rivelato che sei capi su dieci non credono alle scuse dei dipendenti quando chiamano per mettersi in malattia. E se si guarda l’elenco delle 25 peggiori spiegazioni addotte dai dipendenti per assentarsi per un giorno, non è difficile capire perché i capi non tendono a credere ai propri dipendenti: di seguito, la hit delle scuse più strane  e poco credibili utilizzate in Inghilterra:

Nuotavo troppo veloce e ho sbattuto la testa sul bordo della piscina;

Sono stato morso da un insetto;

il mio cane ha avuto un grande spavento e non voglio lasciarlo;

il mio criceto è morto;

fantozzi0Mi sono fatto male durante il sesso;

Ho avuto una notte insonne;

La mia mamma è morta (scusa usata dalla stessa persona due volte);

Sto avendo delle allucinazioni;

Sono bloccato in casa mia, perché si è rotta la porta;

La mia nuova ragazza mi ha morso in un punto delicato;

Mi sono bruciato la mano sul tostapane;

Il cane mi ha mangiato le scarpe;

Il mio pesce è malato;

Il mio alluce è rimasto incastrato nel rubinetto bagno.

Sono in pronto soccorso con una molletta da bucato sulla lingua;

I miei pantaloni si sono rotti mentre stavo venendo al lavoro;

Sto utilizzando una nuova soluzione per lenti a contatto e mi lacrimano gli occhi;

Ho il naso chiuso;

Ho un dito dolorante.

Ebbene, secondo la ricerca i lavoratori dovrebbero pensarci due volte prima di fare una chiamata di questo tipo, se non hanno una scusa ragionevole. Infatti, seppur la fantasia dei lavoratori lasci a desiderare, è emerso che oggi giorno i capi sono sempre più propensi a realizzare ricerche al limite del vero e proprio spionaggio sui siti e sui social dei lavoratori in modo da scoprire se il lavoratore è abbastanza in forma da inviare aggiornamenti. Alcune scuse, poi, reggono meglio di altre: chi cita influenza intestinale, virus e dolori addominali ha più chances di essere creduto, mentre va peggio a mal di collo, mal di schiena o stiramenti muscolari.