La “Madden–Julian oscillation” si rafforza fra l’Indonesia e Papua Nuova Guinea, quali ripercussioni sulla circolazione atmosferica sull’emisfero boreale?

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cfs_olr_mjo_5Col progressivo maturate della stagione invernale sull’emisfero boreale, lungo la fascia tropicale ed equatoriale notiamo una certa dinamicità atmosferica, legata ad un rafforzamento della “Madden–Julian oscillation“, fra l’oceano Indiano orientale e gli arcipelaghi dell’Indonesia. La “Madden–Julian oscillation“, sigla abbreviata “MJO”, è un’oscillazione interstagionale tropicale ad 1-2 onde emisferiche, della durata generalmente di 30-60 giorni. È più vigorosa nella stagione invernale, specialmente nell’emisfero orientale, con un massimo d’intensità tra l’oceano Indiano centro-orientale e l’Indonesia. Questo indice teleconnettivo è molto importante per la circolazione generale dell’atmosfera. In genere nelle aree in cui la “Madden Julian Oscillation” determina un incremento dell’attività convettiva, si sviluppano intensi e frequenti “Clusters temporaleschi” a ridosso della fascia equatoriale o sub-equatoriale, mentre al contempo, in risposta all’attività convettiva molto intensa, si generano delle cellule anticicloniche nell’alta troposfera tropicale a nord e a sud dell’area di forte convenzione, con risentimenti importanti sulla circolazione emisferica.

445px-Mjo_north_america_rainLa “MJO” è caratterizzata da una progressione verso est di grandi aree di pioggia tropicale, osservata soprattutto fra l’oceano Indiano orientale, l’area indonesiana, i mari attorno Papua Nuova Guinea e il settore centro-occidentale dell’oceano Pacifico. Le precipitazioni anomale di solito sono prima evidenti sopra l’oceano Indiano occidentale, propagandosi successivamente verso le acque dell’oceano Indiano orientale, l’area dell’Indonesia, fino al Pacifico occidentale e centrale, ove si riscontra un notevole incremento dell’attività convettiva, con la nascita di imponenti sistemi temporaleschi a mesoscala e “Clusters” che scaricano piogge torrenziali per svariati giorni. Queste forti precipitazioni, molte volte, vanno a localizzarsi sopra gli atolli del Pacifico centro-occidentale, dove quasi quotidianamente si verificano forti temporali e battenti rovesci di pioggia che nel giro di 24 ore possono scaricare anche più di 200-300 mm d’acqua. La forte aree convettiva legata alla “MJO”, evolvendo verso est, tende a riapparire in modo più disorganizzato sopra le più fredde acque del Pacifico orientale, ove comunque si verifica un importante incremento dell’attività convettiva, specie a largo delle coste centroamericane, Panama, la Colombia e l’Ecuador.

Si nota l'intensa e diffusa attività convettiva sull'oceano Indiano legata proprio alla "MJO"
Si nota l’intensa e diffusa attività convettiva sull’oceano Indiano legata proprio alla “MJO”

Successivamente la “MJO” ricompare con un ampiezza più bassa pure sopra l’Atlantico tropicale e sub-equatoriale, per poi riattraversare il continente africano e riorganizzarsi in un nuovo ciclo che va a svilupparsi sulle calde acque superficiali dell’oceano Indiano occidentale, a largo delle coste somale e keniote. In genere la fase umida che accompagna il passaggio della “Madden–Julian oscillation“ viene poi seguita da una fase molto più secca, che tende a inibire l’attività temporalesca, regalando un periodo più stabile e soleggiato. L’avanzamento della “Madden–Julian oscillation“ è generalmente associato all’avvento di una ventilazione superficiale che si dispone più dai quadranti occidentali lungo il lato orientale della “MJO”, indice del progressivo rafforzamento dell’attività convettiva da ovest. Recentemente si è anche notato che con l’arrivo della “MJO” pure le correnti oceaniche, fino a 100 metri di profondità dalla superficie dell’oceano, seguono l’andamento dei venti in superficie, spingendo masse d’acqua più calde verso est. Nella sua scia, o ad ovest della zona di maggiore piovosità, i venti in quota si dispongono da Est o dai quadranti orientali.

Il rinforzo dell'attività convettiva fra l'Indonesia, Papua Nuova Guinea e il Pacifico occidentale legato al passaggio della "MJO"
Il rinforzo dell’attività convettiva fra l’Indonesia, Papua Nuova Guinea e il Pacifico occidentale legato al passaggio della “MJO”

Questi cambiamenti del vento, anche notevoli, sono prodotti dalle grandi divergenze presenti in prossimità dei “Clusters temporaleschi” attivi, durante la fase avanzata. Sono proprio queste divergenze delle correnti alle varie quote, con una componente più occidentale nei bassi strati e una più forte ventilazione orientale nella media troposfera, ad autoalimentare l’attività convettiva dentro la “MJO”, facendo scoppiare le forti correnti ascensionali che costruiscono gli imponenti sistemi convettivi che scaricano le forti precipitazioni. Proprio nei prossimi giorni la “Madden–Julian oscillation“ si andrà ulteriormente a rafforzarsi sull’oceano Indiano equatoriale, dove l’attività convettiva raggiungerà la massima intensità nei prossimi 10 giorni, con lo sviluppo di imponenti sistemi convettivi e imponenti “Clusters”, molto attivi, specie nel tratto di oceano compreso fra l’arcipelago delle Maldive, l’isola di Sumatra e l‘isola di Giava. Alcuni di questi imponenti annuvolamenti cumuliformi potranno estendersi, in altezza, per oltre 16-17 km, divenendo delle autentiche bombe temporalesca, capaci di dare la stura ad eventi precipitativi davvero estremi. Ma con il sensibile rinvigorimento della “MJO” lungo tutto l’oceano Indiano equatoriale l’attività convettiva diverrà molto intensa anche sulle isole indonesiane e sui mari che le circondano, dove per svariati giorni si susseguiranno forti rovesci, temporali e precipitazioni persistenti che potrebbero assumere carattere torrenziale, con il rischio concreto di avere dei fenomeni alluvionali, anche di una certa portata.

vis0Le forti piogge, associate all’intensa attività convettiva di questa intensa “Madden–Julian oscillation“, purtroppo, incrementeranno la possibilità di inondazioni e alluvioni fra le isole di Sumatra, Borneo e Giava nelle prossime settimane, allorquando la “MJO” toccherà il suo picco massimo. Ma forti rovesci e intensi temporali sono attesi anche sulle isole Maldive, mentre gli intensi “Clusters temporaleschi” che si verranno a formare poco più a sud potrebbero dare i natali a futuri sistemi ciclonici tropicali (tempeste tropicali o autentici cicloni) pronti a puntare le isole Mauritius e le coste settentrionali del Madagascar.

Sat oceano IndianoAl contempo, mentre sull’oceano Indiano equatoriale e sull’area indonesiana prevarrà una forte “Madden–Julian oscillation“, due estese aree di soppressione della convenzione (dove prevarranno le “Subsidenze atmosferiche”, ossia moti discendenti che inibiranno qualsiasi tipo di movimento ascensionale) si andranno a localizzare sul Pacifico centro-orientale (ad est della linea di cambiamento data) e sull’Atlantico equatoriale occidentale, dove entro i prossimi 10 giorni la convenzione tenderà ad indebolirsi, con risentimenti fino al nord-est del Brasile, già duramente colpito dalla forte siccità degli ultimi mesi. All’evoluzione verso est della “MJO” sì associa una anomalia nella circolazione dei venti, nei medi e bassi strati, fra Pacifico occidentale e oceano Indiano.

image2 (1)Quando la “Madden–Julian oscillation“ raggiungerà la massima intensità, una debole-moderata ventilazione occidentale si attiverà dall’oceano Indiano occidentale (a largo delle coste somale e keniote) in direzione dell’oceano Indiano orientale e dell’isola di Sumatra, accompagnando la forte attività convettiva che nel frattempo si svilupperà sopra l’Indiano equatoriale. Poco più ad est, invece, la “Madden–Julian oscillation“ dovrebbe favorire un sensibile rinforzo dei venti Alisei. In particolare dell’Aliseo di SE che tornerà a pieno regime, su gran parte del Pacifico centro-occidentale, dalla linea di cambiamento data fino alle coste orientali di Papua Nuova Guinea. Ma gli effetti della “Madden–Julian oscillation“ si sentiranno anche sulla circolazione generale emisferica, visto che il suo rafforzamento dell’attività convettiva tra l’oceano Indiano e l’area indonesiana imporrà una intensificazione dei “forcing” troposferici sull’Asia centrale, agevolando lo sviluppo di onde planetarie un po’ più pronunciate che nell’ultima decade di Gennaio potranno causare un lieve rallentamento delle “Westerlies” che dal continente asiatico si muovono verso il Pacifico settentrionale e l‘America settentrionale, aprendo la strada ad una circolazione zonale abbastanza ondulata e con maggiori scambi di masse d’aria fredde e calde lungo i meridiani.