Mongolia: monaco buddista mummificato sbalordisce il Paese [FOTO]

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Gli esperti sono molto eccitati dal rinvenimento e gli abitanti attendono con grande impazienza l’esposizione dei venerabili resti

mummia mongoliaNon ci sono solo le mummie egizie: diverse culture hanno praticato l’arte della conservazione dei corpi a scopo religioso. Una di queste è la buddista nelle sue diverse versione. Negli ultimi giorni sta facendo grande rumore tra gli esperti il ritrovamento in Mongolia del corpo mummificato di un monaco buddista particolarmente ben conservato. Gli esperti sono molto eccitati dal rinvenimento e gli abitanti di questo grande paese dell’Asia più profonda attendono con grande impazienza l’esposizione dei venerabili resti.
La mummia del lama non è antica come quelle delle piramidi. E’ stata estratta da una grotta a fine gennaio e, da allora, è diventata una vedette locale. La stampa ha scritto che, in un primo momento, era stata rubata da un tombarolo da una “stupa” (reliquiario buddista) nelle remote montagne mongole. Il ladro sperava di venderla al mercato nero, ma le spoglie del lama si sono dimostrate essere una merce difficile da trattare.
G. Purevbat, un eminente artista e monaco lamaista, ritiene che la mummia appartenga a un bonzo che si chiamava Sanjjab, vissuto tra il 1822 e il 1905. E’ stata ritrovata rannicchiata nella posizione del loto, che è una delle classiche pose della meditazione buddista. In Mongolia è praticato un buddismo tantrico di tipo lamaista-tibetano. Sanjjab – secondo quanto afferma Paruvbat – era un allievo del lama Geser, una figura estremamente riverita nel buddismo locale, vissuta tra il 1811 e il 1894. La mummia si è conservata bene grazie al freddo secco del clima mongolo e perché è stata protetta da pelli di animali e da un’immersione nel sale. Attualmente è nelle mani dei ricercatori del centro medico legale di Ulan Bator, la capitale della Mongolia. “Sta benissimo, s’è conservato meravigliosamente” ha commentato Purevbat, che l’agenzia France Presse ha potuto incontrare nel suo monastero che si trova nelle montagne di Ulzii Badruulagch, nelle montagne innevate a 90 minuti da Ulan Bator. “Quando avremo terminato di pulirla – ha aggiunto – allora appariranno i suoi veri tratti”. Le mummie sono rare, ma presenti in diverse tradizioni buddiste. Il processo di conservazione del corpo è di solito destinato a figure considerate venerabili, che si siano elevate sulla via del Buddha dopo una rigida ascesi. Questa pratica ha permesso loro di emendarsi dai desideri mortali, accedendo all’illuminazione. “Noi crediamo che essi siano vivi, dunque noi li vediamo come dèi viventi”, spiega Purevbat. Al momento circolano in rete poche fotografie della mummia e l’Afp non ha ottenuto l’autorizzazione per vederla. Nelle diverse tradizioni buddiste ci sono diversi processi di mummificazione che vengono praticati. “Si conoscono casi di tentativi – talvolta riusciti – di automummificazione, nel corso dei quali i corpi sono modificati da un difficile processo che implica l’astinenza dal nutrimento e culminanti in una meditazione fino alla morte” spiega un esperto di buddismo dell’Università di Manchester, Jonathan Mair. Il buddismo lamaista in Mongolia ha subito nell’ultimo secolo vicende alterne. Con l’arrivo del comunismo di tipo sovietico è stato represso e, negli anni ’30, almeno 24mila morti sono stati trucidati. Oggi è di nuovo in auge. Il monaco Purevbat non ha dubbi su quale debba essere il destino delle spoglie di Sanjjab: devono essere riportate alla loro stupa d’origine, da dove furono rubate. Si tratta di un remoto monastero nela montagna di Sodnomdarjaa, Lì dove riposa il suo maestro, lama Geser, da dove la mummia fu rubata. “La sua energia lo protegge” dice il monaco. “Un uomo ordinario – conclude – non potrebbe possederlo, perché è troppo potente. Nessuno se ne può appropriare”.

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