Processo Terremoto L’Aquila, la riunione della commissione Grandi Rischi “non era valida”

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terremoto l'aquilaLa riunione della Commissione Grandi Rischi del 31 marzo 2009, cinque giorni prima del tragico terremoto del 6 aprile all’Aquila, su cui si fondava l’architrave della condanna a sei anni in primo grado dei sette esperti, non era valida per le modalita’ della convocazione e perche’ mancava il numero legale, con solo quattro componenti ufficiali presenti. Nelle motivazioni della sentenza di secondo grado, depositate oggi, che ha assolto sei dei sette scienziati, viene considerata solo una ‘ricognizione’ e le valutazioni che sono state fatte al termine, che peraltro non hanno avuto pubblicita’, non parlavano di “fenomeni favorevoli”, quindi non hanno rassicurato la popolazione. Addirittura, uno degli imputati, Giulio Selvaggi, e’ stato definito “accompagnatore” di Enzo Boschi, l’allora presidente dell’Ingv, mentre un altro ancora, Mauro Dolce, che era direttore dell’ufficio rischio sismico del dipartimento, e’ stato considerato “funzionalmente estraneo alla Cgr”.

VIOLENTO SISMA SCUOTE L'ABRUZZO, CROLLI E VITTIMEAd incastrare il solo condannato, con pena ridotta dai sei a due anni, l’allora vice capo della protezione civile, Bernardo De Bernardinis, che ha coordinato la riunione al posto del suo capo, Guido Bertolaso, che l’ha organizzata, e’ stata una intervista rilasciata immediatamente prima di quell’incontro ad una televisione nella quale ha sottolineato che “non c’e’ pericolo” parlando di “una situazione favorevole percio’ uno scarico di energia continuo”. Parole riprese dai maggiori mass media che per i giudici di appello sono arrivate alla gente che, il 6 aprile 2009, non ha preso le precauzioni tradizionali, ad esempio uscire di casa dopo una forte scossa. Il collegio di Appello ha smontato anche con passaggi pesanti il castello accusatorio del verdetto di primo grado del 22 ottobre 2012 emesso dal giudice Marco Billi, “conclusioni incerte e fallaci, inidonee a costituire la base di omicidio colposo plurimo”, accolta tra le polemiche su scala mondiale perche’ considerate un attacco alla scienza. Per i giudici i sei scienziati non hanno fornito false rassicurazioni alla popolazione perche’ non avevano la responsabilita’ della comunicazione, della quale e’ competente la Protezione civile nazionale, e non hanno sottovalutato il rischio sismico perche’ l’analisi c’e’ stata e non e’ stata favorevole: una posizione che causera’ altre polemiche dopo le grida allo scandalo delle famiglie delle vittime dello scorso 10 novembre all’atto della sentenza di secondo grado. Nelle circa 400 pagine depositate dal collegio giudicante presieduto dal giudice Fabrizia Francabandera, Bertolaso, indagato in un filone parallelo sul cui rinvio a giudizio si dovra’ pronunciare proprio la Procura Generale dopo due istanze di archiviazione da parte del Pm, viene indicato come l’organizzatore della riunione, la prima fuori Roma. Come emerge dalla “casuale intercettazione” con l’allora assessore regionale Daniela Stati (archiviata) l’obiettivo era quello di “zittire subito qualsiasi imbecille, placare illazioni, preoccupazioni etc” (il riferimento e’ al ricercatore Giampaolo Giuliani che diceva di poter prevedere forti scosse imminenti con l’ausilio dell’analisi del gas Radon) e di invitare la Protezione civile regionale ad astenersi nel fare comunicati dove si dicesse che non sono previste altre scosse. Una motivazione, secondo i giudici, non conosciuta dagli esperti.