I nuovi organismi geneticamente modificati ottenuti sono una comune pianta di pomodoro e la pianta da sempre usata nei laboratori di genetica vegetale, l’Arabidopsis
Ottenute le prime ‘vere’ piante Ogm: sono resistenti alla siccita’ e a differenza di quelle ottenute finora hanno subito una ‘riprogrammazione’ genetica piu’ complessa che ha modificato molti fattori, dal metabolismo alla struttura. Inoltre queste piante non sono invasive perche’ il gene modificato quando viene trasmesso e’ inattivo. Il risultato, descritto su Nature, si deve al gruppo coordinato da Sean Cutler dell’universita’ della California a Riverside. I nuovi organismi geneticamente modificati ottenuti sono una comune pianta di pomodoro e la pianta da sempre usata nei laboratori di genetica vegetale, l’Arabidopsis. Entrambe sono state modificate in modo che, quando ricevono un fungicida, attivano automaticamente il meccanismo che le porta ad accumulare l’acqua. Per l’esperto di biotecnologie Roberto Defez, dell’Istituto di Bioscienze e Biorisorse del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Ibbr-Cnr), potrebbero essere definite ”le prime vere piante Ogm”. Finora, spiega, si e’ intervenuti su qualche funzione della pianta, inserendo un singolo gene. L’intervento questa volta e’ ”piu’ complesso e riguarda metabolismo della pianta, struttura, habitat”. Se fosse una macchina, potremmo dire che: ”non si tratta di mettere uno specchietto retrovisore in piu’ o in meno, come e’ stato fatto finora, ma di modificare il modo di cambiare le marce”. Per Defez non e’ facile che l’intervento dia subito ”soddisfazioni” ma apre un percorso che avvicina alla biologia sintetica. ”In futuro – sottolinea – si potrebbero fare interventi di biologia sintetica, regolando i geni delle piante attraverso molecole sintetiche fornite da noi”. I ricercatori infatti hanno mostrato proprio la possibilita’ di un intervento di questo tipo: hanno utilizzato un fungicida gia’ esistente per attivare un recettore della pianta che e’ stato modificato geneticamente in modo da riconoscere la sostanza. Il recettore una volta attivato fa accumulare piu’ acqua alla pianta perche’ fa chiudere i pori chiamati stomi, attraverso cui potrebbe uscire l’acqua. L’altro aspetto interessante, secondo Defez, e’ che quando la pianta si incrocia con un’altra trasmette il gene alle nuove colture ma questo e’ inattivo perche’ si accende solo in presenza della sostanza sintetica.


Vuoi ricevere le notifiche sulle nostre notizie più importanti?