Romagna: disastrosa “alluvione perfetta” favorita da un’alta marea continua per circa 15 ore

MeteoWeb

romagnaSu Forlì Today Pierluigi Randi, meteorologo-previsore di MeteoCenter.it/Meteoromagna.com afferma che le precipitazioni piovose sono state “mercoledì e venerdì tra i 90-100 mm della fascia costiera (con valori un poco più elevati su quella ravennate) ed i 130-170 mm del lughese, faentino, forlivese e cesenate. Si tratta di valori pari a circa il triplo o quasi il quadruplo delle precipitazioni che occorrono normalmente in tutto il mese di febbraio (valori climatologici del trentennio 1971-2000). Ma non solo: il totale delle precipitazioni occorse in questi ultimi 3 giorni, è stato quasi ovunque prossimo o talora superiore al dato medio climatologico, relativo al medesimo periodo (1971-2000), di tutto l’inverno, dal momento che nel trimestre dicembre-febbraio i suddetti valori mostrano, ad esempio, 134 millimetri a Ravenna, 156 a Faenza, 141 a Forlì e 157 a Cesena.” Un forte vento di bora da nordest ha imperversato per molte ore con velocità di 90-100 km/h su costa ed immediato entroterra.
Daniele Ingemi su Meteoweb di domenica 8 febbraio 2015 sostiene che “… nel corso della giornata di giovedì, durante la lenta traslazione verso levante del profondo ciclone extratropicale, i forti venti da Est e E-NE, attivi sul bordo nord-orientale della ciclogenesi, hanno sferzato di traverso l’intero Adriatico settentrionale, con raffiche davvero molto forti che hanno raggiunto l’intensità di tempesta, con punte estreme fino a 140-150 km/h fra il olfo di Trieste e l’Istria. Le bufere di vento dai quadranti orientali che hanno sferzato l’Adriatico settentrionale, hanno creato un imponente turbolento moto ondoso sopra un bacino estremamente basso che si è diretto in direzione delle prospicienti coste venete e romagnole, generando su queste inusuali mareggiate, con conseguenti allagamenti delle zone più depresse. Qui la furia delle ondate, alzate dai venti molto forti dai quadranti orientali, ha allagato interi tratti di costa, devastando stabilimenti balneari e quel che restava di interi lungomari. In questo caso l’improvvisa crescita del livello del mare è stata prodotta dal rapido tracollo della pressione barometrica. Ma anche dall’azione costante dei forti venti di bora che allineandosi sull’intero bacino, dalle coste istriane fino a quelle della Romagna, hanno mantenuto l’intensità di burrasca forte, con rinforzi di tempesta per diverse ore in mare aperto.”
E’ evidente che l’alluvione che ha devastato da mare e da terra la fascia costiera romagnola è il risultato di una sinergia della potenza degli elementi naturali, sinergia eccezionale, prevedibile e che si potrà verificare di nuovo in questo periodo di riassestamento climatico-ambientale.
Nelle figure a sinistra sono riportati i dati rilevati alla stazione di Ravenna della Rete Mareografica Nazionale: il grafico in alto evidenzia la tempesta di vento da nordest che ha indotto la violenta mareggiata; il grafico al centro sottolinea l’eccezionale fenomeno di acqua alta che ha caratterizzato giovedi 5 e venerdi 6 la costa romagnola in concomitanza con la marcata depressione connessa alla perturbazione in transito che ha favorito la risalita del livello marino.
Nella figura in basso a destra (tratta da Meteoweb) ho individuato l’area appenninica interessata da intense precipitazioni tra mercoledi 4 e venerdi 6 che hanno raggiunto valori variabili da 90mm (nella fascia costiera) a 170 mm nella zona appenninica.
La figura in alto a destra sintetizza gli elementi naturali della “alluvione perfetta”.
Come si vede si è verificato un fenomeno eccezionale: una alta marea con acqua al di sopra di circa 1 m sullo zero idrometrico per circa 15 ore ininterrottamente proprio mentre imperversava la tempesta di vento da nordest e la conseguente mareggiata e nella fascia costiera si stavano riversando le acque di ruscellamento cadute nei bacini idrografici.
La zona costiera, in tal modo, è stata inondata da mare e da terra.
Le onde sospinte da un forte vento invadevano la terra emersa partendo da una quota di circa un metro più alta dello zero idrometrico.
Le barriere costiere sono state sormontate e non hanno offerto alcuna protezione alla terra emersa con conseguenti effetti devastanti.
E l’uomo è incolpevole?
Vediamo che la costa interessata dalla devastante mareggiata era quasi completamente “protetta” da barriere emerse e soffolte che davano l’impressione di protezione da fenomeni “normali”.
Sappiamo che i fenomeni modificatori in maniera devastante sono quelli “eccezionali” come quello appena verificatosi.
Sappiamo pure che la natura non condona e non perdona, né prende in giro!
Applica le sue “leggi” spietatamente!
Certamente un fenomeno che destabilizza l’area emersa è rappresentato dalla subsidenza, cioè dal lento abbassamento della terra emersa per cause naturali e cause antropogeniche, come evidenziato dagli studiosi.
Tra le cause antropiche si considera la compattazione delle rocce interessate da estrazione di idrocarburi per vari anni.
Tanto, si dice, se la terra si abbassa, che cosa può influire nel fenomeno naturale un ulteriore minimo abbassamento causato dall’estrazione di idrocarburi?
Si dice pure, in relazione alle attività invasive nel sottosuolo interessato da faglie sismogenetiche, come le reiniezioni di fluidi di scarto o di idrocarburi gassosi per il loro stoccaggio in giacimenti esauriti, che una eventuale sismicità indotta dalle attività umane nel sottosuolo non influirebbe molto sulla sicurezza dei cittadini dal momento che, prima o poi, si verificherà comunque un nuovo evento sismico “naturale”.
Ragionamenti che non fanno una grinza e che continuano ad essere “autorizzati” dal comportamento elettorale della maggioranza dei cittadini i quali sostengono la privatizzazione dei guadagni e la socializzazione degli effetti negativi che possono derivare dalle attività commerciali “autorizzate” nel bene comune sottosuolo!
E ora?
Arriveranno immancabilmente i denari pubblici per riparare e…ricominciare!
Come se niente fosse! Come altre volte.
Chi ha avuto ha avuto e chi ha dato ha dato?
Mors vostra, vita nostra?
E poi…speriamo che io me la cavo…la prossima volta!
Pressanti richieste di estrazione di idrocarburi bussano violentemente alla porta addolcite da “avvolgenti” promesse di ricompense in denaro per lenire gli effetti negativi.
Chi comanda è stato autorizzato dal voto dei cittadini; a chi comanda fanno comodo i denari per “amministrare meglio”.
Già si sparge la voce “Meno male che arriveranno i soldi per riparare i guai causati dalle estrazioni di idrocarburi!”
E chi garantirà i cittadini circa gli interventi necessari per aumentare le condizioni di sicurezza?
Gli stessi che autorizzano nuove estrazioni in un territorio già interessato da subsidenza?
Gli stessi che, supportati da mercenari consiglieri, assicureranno che tutto è sotto controllo!
Che vuol dire “sotto controllo”?
Che si continueranno a registrare gli effetti negativi dopo che saranno avvenuti!
Si tenga presente che le inondazioni sono state inevitabili.
Inevitabili e prevedibili come prevedibili saranno nuovi eventi specialmente se la subsidenza continuerà e/o sarà accentuata dalle estrazioni di idrocarburi.
Non si dimentichi mai che gli idrocarburi arricchiscono pochi; le inondazioni danneggiano molti e arricchiscono sempre pochi.